Norges billigste bøker

Bøker utgitt av Culturea

Filter
Filter
Sorter etterSorter Populære
  • av Vittorio Bersezio
    355,-

    Siamo in una stanzaccia ampia, alta, nuda, illuminata da un lucernario di vetro a mezzo il soffitto, colle pareti grigiastre tappezzate di quadri abbozzati, di braccia e di gambe di gesso, di pipe e di ragnateli: in una parola, lo studio e l'abitazione di un pittore. Non occorre dire che ci troviamo sotto le tegole del tetto, al di sopra di quattro piani d'una gran casona, alveare umano che alberga una quantità di famiglie. Questo studio è anche la dimora del pittore¿che sto per presentarvi¿e della sua famiglia; poichè il nostro eroe, per dirvela ad un tratto, possiede un gran buon cuore, buon umore da venderne, poco coraggio, non troppo ingegno, povere fortune, una moglie borbottona e q...

  • av Emilio Salgari
    328,-

    Mi avevano scritto: «Andiamo in campagna a fondare una colonia artistica». Potete immaginarvi se io mi ero affrettato a preparare le mie valigie! La campagna era stata sempre il mio sogno. Le mie occupazioni, disgraziatamente, mi avevano sempre impedito di realizzarlo, o meglio non avevo mai trovato i mezzi sufficienti per permettermi questo lusso. Avevo più volte provato a cercarmi un posticino sul margine di una graziosa collina, e dopo qualche giorno me n'ero tornato nella polverosa città.... per non morire di fame.

  • av Bertrando Spaventa
    328,-

    In un breve programma, pubblicato or fa pochi mesi, io ho dichiarato così la intenzione del presente lavoro: «La Prolusione tratta della Nazionalità nella filosofia. - Sono possibili, dopo il medio evo e ne' tempi moderni, tante filosofie nazionali, quanti sono i popoli civili di Europa? O invece quelle che si dicono filosofie nazionali non sono altro che momenti particolari dello sviluppo comune della filosofia moderna nelle diverse nazioni? Si può dire, p. e., che ci sia una filosofia italiana essenzialmente diversa da una filosofia francese, inglese, tedesca, come si dice che ci è stata una filosofia greca essenzialmente diversa da una filosofia indiana?

  • av Italo Svevo
    260 - 328,-

  • av Marco Praga
    328,-

    RAIMONDO offre il braccio a NICOLETTA, ed entrano nel salotto. NICOLETTA è una bella donna, giovane, elegante, vivace e assai distinta nei modi. RAIMONDO è un uomo di 45 anni, alto, dalle larghe spalle, dall'aspetto serio, marziale, ma distinto ed elegante, nè addimostra quel po' d'impaccio che sovente hanno i militari in borghese, e neppure appare il tipo convenzionale del soldato rude, intransigente, inflessibile. PIERO e il PUCCI seguono i due nel salotto. PIERO è sulla quarantina. Come suo fratello RAIMONDO, ha modi distinti, ma talvolta un poco incerti, come d'uomo debole e timido. Il PUCCI è un giovanotto trentenne, insignificante nella sua eleganza corretta ma un poco esagerata. Eg...

  • av Paolo Valera
    328,-

    Giorgio rivide il Casone del Terraggio di Porta Magenta parecchi anni dopo che gli erano cresciuti i baffetti biondi. La facciata aveva pur sempre i solchi delle sassate dei monelli che avevano giocato con lui, e la lunga crepa perpendicolare, che pareva volesse dimezzarla, aveva conservato al centro la schiacciatura della martellata di Ernesto. Guardando, gli risorgevano gli anni in cui aveva sculacciato per il terriccio con la ragazzaglia del Casone. La penultima tegola del murello d'entrata era ancora senza la parte sporgente, sbattuta via dal suo bastone. Non c'era nulla di cambiato nell'edificio. Sole le persone avevano subito qualche trasformazione.

  • av Antonio Caccianiga
    328,-

    Il capitano Bonifazio e il maestro Zecchini erano sempre insieme, ma non andavano mai d'accordo. Il primo era un uomo d'azione e non da ciarle; ligio alla disciplina militare si era abituato ad obbedire ciecamente; il secondo avvezzo alla cattedra voleva sempre ragionare a diritto o a torto, come faceva alla scuola. Egli la pretendeva a filosofo, e amava la discussione; l'altro si schermiva girando la posizione con tattica; come nelle evoluzioni militari.

  • av Gabriele d'Annunzio
    328,-

    Si vedrà una stanza di terreno in una casa rustica. La porta grande sarà aperta su l'aia assolata; e vi sarà tesa una banda di lana scarlatta per traverso, a impedimento del passo, e alla banda saranno poggiati un bidente e una conocchia; e presso un degli stipiti penderà una croce di cera, contro i malefizii. Un uscio chiuso, con l'architrave adornato di mortella, sarà nella parete a man dritta; e lungh'essa la parete saranno tre arche di legname. A manca, nella grossezza del muro, sarà un camino con la sua cappa molto prominente; e, poco più in là, un usciuolo; e, quivi presso, un telaio. E vi saranno nella stanza varii utensili e suppellettili, ai loro luoghi, come stipi, scancìe, tres...

  • av Giuseppe Regaldi
    328,-

    Anima bella, che dal buio uscita Della mortal vallea, drizzasti il volo Agli splendor della seconda vita; O Teresa gentil, vedovo e solo Quaggiù l'Eletto che ti fu consorte, Si lagna a te per insanabil duolo. Ed io compunto dell'acerba sorte, Fa cor, gli dissi, e contra i mille strali Della fortuna opponi anima forte.

  • av Luigi Groto
    328,-

    Io, che per giacer nello stato, in cui sanza mai rileuarmene, mi gettarono da prima la natura, e la fortuna congiurare à miei danni; quella con lo spogliarmi della luce, e questa col priuarmi d'ogni ricchezza; non posso trouare, anzi non debbo ricercar moglie; e tuttauia portai sempre legato al cuore un desiderio grauissimo di ottener figliuoli, in cui par, che si rinoui la memoria dell'attempato Padre, e che egli ringiouenito uiua doppo la morte; mi sono andato con ogni studio ingegnando di scourire à me medesimo un'arte onde io potessi impetrarne sanza sposa, e sanza spesa il che mi è succeduto à punto à misura del mio desiderio, percioche io solo sanza donne (non perche elle non piacci...

  • av Paolo Valera
    381,-

    Sono giunto in Parigi in luglio in una mattinata tepida, con gli occhi gonfi della lettura notturna e con il cervello offuscato dal sangue dei delitti sui giornali sparsi per i tavolini del treno di lusso. L'impressione macabra è entrata con me nel fiacreautomobile che mi conduceva all'hôtel Continental, via Castiglione, 3. La stessa atmosfera della metropoli francese mi pareva quella di un immenso bagno penale. Io ero come in una capitale di delinquenti. I cittadini e le cittadine invece di darmi il godimento della loro eleganza, mi disseppellivano dal materiale dei ricordi i truci personaggi che hanno mandato il nome all'immortalità del museo criminale.

  • av Dante Aligheri
    460

    Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita. Ahi quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinova la paura! Tant' è amara che poco è più morte; ma per trattar del ben ch'i' vi trovai, dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte. Io non so ben ridir com' i' v'intrai, tant' era pien di sonno a quel punto che la verace via abbandonai. Ma poi ch'i' fui al piè d'un colle giunto, là dove terminava quella valle che m'avea di paura il cor compunto, guardai in alto e vidi le sue spalle vestite già de' raggi del pianeta che mena dritto altrui per ogne calle. Allor fu la paura un poco ...

  • av Francesco Moneti
    328,-

    Il sito, la città, costumi e vanti Dei Cortonesi, e un missionario eletto Che l¿Umbria tutta avea ridotta in pianti, A Cortona chiamato a questo effetto; Monaci, Religiosi, e Mendicanti, E Gesuiti per altrui diletto Con il lor operar, né più né meno, In questo Canto son descritti appieno. Canto le pompe, i fasti e l¿ambizione...

  • av Emilio Salgari
    381,-

    Era la sera del 4 Settembre 1883. Il sole equatoriale, rosso rosso, scendeva rapidamente verso le aride e dirupate montagne di Mantara, illuminando vagamente le grandi foreste di palme e di tamarindi e le coniche capanne di Machmudiech, povero villaggio sudanese, situato sulla riva destra del maestoso Bahr-el-Abiad o Nilo Bianco, a meno di quaranta miglia a sud di Chartum. Da ogni parte dell'orizzonte accorrevano bande di superbe antilopi e di sciacalli che venivano a dissetarsi sulle poetiche sponde del fiume, e nell'aria svolazzavano arditamente schiere di fenicotteri dalle penne rosee e le estremità delle ali fiammeggianti, schiere di ibis sacre che calavan sulle foglie arrotondate e ...

  • av Emilio Salgari
    328,-

    Il 17 marzo del 1775, gran parte della flotta inglese stazionante nelle acque di Boston veleggiava verso l'alto mare, portando con sé la guarnigione, composta di più di diecimila uomini, sfiniti dal lunghissimo assedio. La caduta della città capitale della provincia di Massachusetts aveva portato un colpo terribile alla potenza inglese, che fino allora aveva trattato gl'insorti americani come masse trascurabili, chiamandoli sprezzantemente, invece di soldati, provinciali. Prima di andarsene, da veri lanzi tedeschi, poiché più che metà della guarnigione era composta di mercenari assiani e d'uomini del Brunswick, avevano saccheggiati tutti i negozi dei Bostoniani, portando via quanto vi era...

  • av Alfredo Oriani
    328,-

    La contessa Ginevra volse la testa con un sorriso, tendendo al vecchio medico la bella mano bianca, sulla quale non brillava che il sottile anello matrimoniale. - Perchè così tardi stasera? - Esco ora dalla casa del marchese Roderigi: sta un po' meglio, il caso è nullameno disperato...

  • av Giovanni Pinza
    328,-

    Gli usi funebri ed i costumi, che riguardano la conservazione di alcune parti del defunto, dipendono sempre dai concetti religiosi od animistici dei popoli che li praticano. Dovendo studiare le usanze relative alla conservazione delle teste umane, ci sembra quindi necessario esporre prima alcune considerazioni intorno ai rapporti che i vari popoli ritengono esistere dopo la morte, tra il cadavere e lo spirito che lo animò in vita. L'uomo primitivo, benchè incolto, quasi ovunque ammette che la vita sia dovuta ad un ente spirituale capace di allontanarsi dal corpo in cui risiede; spiega perciò la sospensione di alcune funzioni vitali durante il sonno...

  • av Roberto Bracco
    328,-

    La scena rappresenta il salotto del villino abitato della marchesa di Fontanarosa, in una campagna non frequentata da villeggianti. Nella sua grande eleganza, questo salotto ha qualche cosa di campestre e di capriccioso. Nessun divano, ma seggiole e poltrone di tutte le dimensioni. Sgabelletti civettuoli, quadri, statuine, mobili varii, tavolini con su ninnoli, fiori, giornali. La camera è di forma ottagonale, e però lo spettatore ne vede, naturalmente, cinque pareti. Una porta alla parete destra, una alla parete sinistra, una porta a due battenti alla parete centrale, in fondo, con tendine da potersi distendere su tutto il vano. La porta maggiore, che dà adito alla sala d'ingresso, si a...

  • av Danta Alighieri
    460

    La Divina Commedia

  • av Beatrice Speraz
    328,-

    Una brezzolina diaccia gonfiava i camiciotti dei muratori riuniti su quel crocicchio del corso di Porta Garibaldi, detto da essi, per antica tradizionale abitudine, «il Ponte». Era l'ultimo lunedì di marzo, e la temperatura si manteneva frigida specialmente in quelle prime ore del giorno. Gli uomini fumavano con le loro pipe di viola, di terracotta o di gesso; o masticavano l'orrida cicca, camminando in su e in giù per non intirizzirsi. I ragazzi tentavano di fare un pochino il chiasso, ma senza lena e ancora mezzo addormentati.

  • av Grazia Deledda
    328,-

    Dopo quaranta anni d'insegnamento nelle scuole elementari, il maestro Giuseppe De Nicola era andato a riposo e si disponeva a fare un viaggio. L'antefatto è questo: in gioventù egli aveva adottato un ragazzo orfano, con la speranza di farne il suo successore nella scuola del paesetto natìo. Il ragazzo però preferiva la vita avventurosa: così gli era scappato di casa, e dopo tentati tutti i mestieri, da marinaio a facchino di porto, da cacciatore di camosci a guardia di dogana, aveva finito con l'incontrare e sposare la vedova di un padrone di barche, del quale l'eredità consisteva in una villa con strascico di vigne e poderi in riva all'Adriatico. Trovato finalmente il posto che gli con...

  • av Paola Drigo
    328,-

    ¿ Volete che vi dica francamente il mio pensiero? ¿ proseguì il dottor Fabrizi imbaldanzito da due bicchieri di vin spumante. ¿ Se il contino non piglia un'altra strada, corre un brutto rischio. La ragazza è onesta, c'è di mezzo un aspirante fidanzato, e i fratelli di lei, due colossi, il cui pugno vale una schioppettata. Badate a me. Cinque anni or sono ho assistito a un processo per omicidio, dove l'imputato era un giovanotto del popolo, garzone fornaio, e il morto un benestante, figlio del sindaco del paese.

  • av Grazia Deledda
    328,-

    Un giorno d'autunno, ritornando da una caccia in palude, don Stefano Arca fu assalito da febbre così violenta che quasi batté la fronte sul lastrico del cortile quando, giunto a casa, smontò da cavallo. A stento si mise a letto. «Stene, Stene, cos'hai avuto?», gli chiese il vecchio padre, avvicinandosi a piccoli passi incerti, e chinandosi a mani giunte sul letto. Nel far con esile voce l'ansiosa domanda, la piccola persona del vecchio tremava. Stefano, con gli occhi chiusi e il volto grigio, non rispose; don Piane restò a lungo davanti al letto, sempre più curvandosi, con le dita nodose intrecciate, e le pupille velate da una triste visione di morte. Dopo qualche istante si mosse; sem...

  • av Francesco de Sanctis
    328,-

    Ho sessantaquattro anni, e mi ricordo mia nonna come morta pur ieri. Me la ricordo in cucina, vicino al foco, con le mani stese a scaldarsi, accostando un pö lo scanno, sul quale era seduta. Spesso pregava e diceva il rosario. Aveva quattro figli, due preti e due casati. Uno era in Napoli, teneva scuola di lettere e si chiamava Carlo; gli altri due stavano a Roma esiliati per le faccende del 21, ed erano zio Peppe e zio Pietro, il quarto era papà, che stava a casa e si chiamava Alessandro. Mia nonna era il capo della casa, e teneva la bilancia uguale tra le due famiglie e si faceva ubbidire...

  • av Luigi Pirandello
    328,-

    Piena anche per gli olivi quell'annata. Piante massaje, cariche l'anno avanti, avevano raffermato tutte, a dispetto della nebbia che le aveva oppresse sul fiorire. Lo Zirafa, che ne aveva un bel giro nel suo podere delle Quote a Primosole, prevedendo che le cinque giare vecchie di coccio smaltato che aveva in cantina non sarebbero bastate a contener tutto l'olio della nuova raccolta, ne aveva ordinata a tempo una sesta più capace a Santo Stefano di Camastra, dove si fabbricavano: alta a petto d'uomo, bella panciuta e maestosa, che fosse delle altre cinque la badessa. Neanche a dirlo, aveva litigato anche col fornaciajo di là per questa giara. E con chi non l'attaccava Don Lollò Zirafa? ...

  • av Heinrich VonTreitschke
    328,-

    Fra i tanti pericoli che insidiano lo storico, il maggiore è forse la tentazione di erigere altari al genio. Per converso, l'obbligo di rintracciare le linee del disegno divino in mezzo al disordine umano, non tarda a cambiarsi anche pel più animoso in una spossante fatica. Ma quando dallo spettacolo persistente e monotono di volontà malcerta e di azione incompleta, che ci è offerto dalla maggior parte delle pagine della storia, si stacca alla fine e ci viene incontro uno di quei potenti del Signore, che sembrano portare nel petto la legge della vita universale, allora si risolleva in giubilo l'anima di artista che sonnecchia nella coscienza di ogni vero uomo.

  • av Heinrich VonTreitschke
    328,-

    Nei giorni che Napoleone ritornò da Mosca, il generale Mallet una mattina evase dal manicomio di Parigi dov'era rinchiuso. Propalò la favola, che l'imperatore era caduto: da un momento all'altro la macchina di quel potente impero dispotico si rifiutò di funzionare. Funzionari e ufficiali s'inchinarono al pazzo, il quale osò dichiarare: «il governo sono io!». Il prefetto della Senna dispose la sala del consiglio, in cui si sarebbe adunato il governo provvisorio di Mallet: un ministro fu tenuto sotto catenacci e serrature; le truppe della guardia aprirono la prigione ai compagni della cospirazione. Quando l'imperatore venne a sapere con quale illimitata potenza era venuto fatto a un pazzo d...

  • av Luciano Zuccoli
    381,-

    S'eran conosciuti, una mattina di vento e di sole, in un piccolo paese sulle rive del lago.

  • av Marchesa Colombi
    328,-

    Le mie gentili lettrici, ed i miei gentili lettori ¿ dato che vi sieno lettori pel mio libriccino, e che sieno gentili, ¿ debbono usarmi la cortesia di tornare colla mente alla presentazione che l'illustre commediografo Paolo Ferrari fece loro di me, Marchesa Colombi, in una serata che dedicò a Parini ed alla satira. Si ricordano l'epoca di quella presentazione? Fu poco dopo la pubblicazione del Mattino di Parini, fatta, come ognuno sa, nel 1763. Io era giovane, giovanissima allora, sposa da poco tempo. Non avevo che diciasette anni; non uno di più. Ma, se ai diciasette che avevo allora, aggiungo i centoventisei che sono trascorsi, non posso a meno di riconoscere che la mia fede di nas...

  • av Girolamo Brusoni
    328,-

    Era capitato a casa di Glisomiro Ariperto, un gentiluomo francese, il quale avendo consumato i piú begli anni della sua vita nel servigio di Cesare e d¿altri principi della Germania, desiderava di consacrare quei pochi giorni che gli restavano alla difesa della religione cattolica militando contro i Turchi nell¿armata della Repubblica di Venezia che con tanta sua gloria, e con tanta consolazione del Cristianesimo, conta, ha già tanti anni, piú vittorie che campagne sul mare. Veniva allora Ariperto da Padova, e teneva seco di camerata Guglielmo, un gentiluomo tedesco;

Gjør som tusenvis av andre bokelskere

Abonner på vårt nyhetsbrev og få rabatter og inspirasjon til din neste leseopplevelse.