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  • av Guy de Maupassant
    289 - 381,-

  • av André Baillon
    289,-

    "Zonzon Pépette" est un roman écrit par l'auteur français René Baillon. Le livre a été publié en 1948. René Baillon était un écrivain prolifique qui a écrit des romans populaires et des récits humoristiques.L'histoire de "Zonzon Pépette" est un conte humoristique qui met en scène des personnages excentriques et des situations comiques. Le titre lui-même évoque le langage argotique et familier de l'époque, ajoutant une dimension de comédie au récit.René Baillon était connu pour son style d'écriture léger et humoristique, et ses ¿uvres étaient souvent appréciées pour leur capacité à divertir les lecteurs.Si vous recherchez des romans humoristiques et légers qui offrent un moment de détente et d'amusement, "Zonzon Pépette" de René Baillon pourrait être une lecture divertissante.

  •  
    228,-

    "Zadig ou la Destinée" est un conte philosophique écrit par le célèbre écrivain français Voltaire, de son vrai nom François-Marie Arouet. Le conte a été publié en 1747 et est l'un des nombreux ouvrages de Voltaire qui reflètent son esprit satirique, son engagement en faveur de la liberté de pensée, et ses critiques de l'injustice et de l'intolérance de son époque.L'histoire de "Zadig ou la Destinée" suit les aventures du personnage principal, Zadig, à travers une série de mésaventures et d'épreuves. Le récit explore des thèmes tels que le destin, la chance, la sagesse, la justice, et la recherche de la vérité. Le conte est souvent interprété comme une satire de la société de l'époque et des institutions sociales, religieuses et politiques.Voltaire était un philosophe des Lumières et un critique social, et "Zadig ou la Destinée" est un exemple de son style de narration allégorique qui lui permettait de critiquer les défauts de la société tout en encourageant la réflexion sur des questions morales et philosophiques.Si vous êtes intéressé par la philosophie des Lumières, la satire sociale et la réflexion philosophique, "Zadig ou la Destinée" de Voltaire est un conte classique à ne pas manquer. Il est à la fois divertissant et profondément philosophique.

  •  
    328,-

    CURZIO. Ell'è pur vero el proverbio che i despiaceri e i piaceri non sogliano mai venir soli. E, che ciò sia, in me misero e infelice veder si puote: ch'allevatomi al servizio del mio signore, dal quale giustamente gran premio delle mie lunghe fatighe aspettavo in guidardone di mei mal spesi anni, mi ha contra mia voglia dato moglie. Che sia maledetta tanta ingratitudine che oggidí si vede in questi nostri signori regnare! che, non sí tosto dai miseri servitori el servizio han ricevuto, che l'han posto in oblio.

  • av Anton Giulio Barrili
    328,-

    Lettori gentili, siete mai stati ad Arezzo? Se non ci siete mai stati, vi prego di andarci alla prima occasione, anche a costo di farla nascere, o d'inventare un pretesto. Vi assicuro io che mi ringrazierete del consiglio. La Val di Chiana è una tra le più amene e le più pittoresche "del bel paese là dove il sì suona". Anzi, un dilettante di bisticci potrebbe sostenere che il sì è nato proprio in Arezzo, poichè fu aretino quel monaco Guido, a cui siamo debitori della scala armonica. Ma, a farlo apposta, Guido d'Arezzo non inventò che sei note, dimenticando per l'appunto di inventare la settima. Forse, ribatterà il dilettante di cui sopra, Guido non ha inventato il si, perchè questo era gi...

  • av Giovan Battista Guarini
    328,-

    Se per antica, e forse Da voi negletta, e non creduta fama, Havete mai d'innamorato fiume Le maraviglie udite, Che, per seguir l'onda fugace, e schiva De l'amata Aretusa, Corse (o forza d'amor) le più profonde Viscere de la terra, E del mar penetrando; La dove sotto à la gran mole Etnea, Non so sò se fulminato ò fulminante, Vibra il fiero gigante Contra 'l nemico ciel fiamme di sdegno, Quel son'io: già l'udiste: hor ne vedete Prova tal, ch'a voi stessi Fede negar non lice. Ecco, lasciando il corso antico e noto, Per incognito mar l'onda incontrando Del Re de' fiumi altero, Qui sorgo, e lieto à riveder ne vegno Qual esser già solea libera, e bella; Hor desolata e serva...

  • av Enrico Thovez
    381,-

    Quando sul limitare della fanciullezza il fantasma ridente della Poesia uscì dai veli dell'incomposto tumulto dell'essere che si affacciava bramoso alla vita, inconscio ancora della natura del proprio ardore e dei mezzi di estrinsecare la piena irrompente dell'affetto e della meraviglia, novità grandi e misteriose erano avvenute nella repubblica letteraria italiana. Gli antichi dèi erano stati sbandeggiati ed i nuovi non avevano ancora ottenuto l'exequatur dalle autorità costituite. Una grande incertezza regnava nelle scuole e più di un vecchio insegnante vi perse il latino; ma i più continuavano nel consueto indirizzo, confidando in un prossimo ristabilimento dell'ordine.

  • av Grazia Deledda
    328,-

    ...Sopra un tavolino accanto al letto, coperto da un antichissimo tappeto sardo di tela di lino, adorno di frange e trapunti rossi, fra chicchere e bicchieri e calici e ampolle, una candela ad olio d'oliva illuminava il semplice ambiente pulito e antico. In breve Salvatore fu tra le bianche lenzuola grossolane, e cominciò a trarre grandi sospiri, a sbadigliare, a dimenarsi, quasi stesse per sopraggiungergli un accidente. Agada, ch'era uscita portando via il catino, rientrò e avvicinandosi leggermente al letto non si stupì per lo stato del marito; egli si dimenava così tutta la notte, con un sonno inquieto e quasi nervoso, ma purchè avesse i piedi puliti, la moglie non ne faceva caso e do...

  • av Thomas Moore
    328,-

    Nella beata regïon del sole Cui primiera sorgendo egli saluta Fra le Perse contrade, ove ridenti Figli del raggio suo sbocciano i fiori E s'indorano i frutti in ogni riva, E leggiadro su tutte altre fiumane Il Murga la sua chiara onda rivolve Infra i boschetti e i nobili palagi Onde bella è Merou, quivi su trono, A cui lo sollevò cieca credenza

  • av Grazia Deledda
    328,-

    Aveva appena finito di predicare, il grosso frate barbuto, e se ne tornava al convento, anzi del convento già rasentava il muro dell'orto, di sopra del quale le nuvole bianche dei peri e dei susini in fiore lasciavano cadere una silenziosa nevicata di petali sul marciapiede deserto. Sul marciapiede opposto, di là dalla strada larga dove il sole già caldo sebbene al tramonto e un venticello che sapeva ancora di neve giocavano un loro gioco malizioso e sensuale, solo una donna passava quasi di corsa, agitata, con le mani gesticolanti, le falde della giacca che si aprivano e si chiudevano come due ali nere di sopra e viola di sotto. Rimasto indietro di qualche passo, il frate si accorse che...

  • av Alberto Boccardi
    328,-

    La vecchia casa, appartenente da oltre settanta anni alla famiglia dei Sant'Angelo, è sita in una delle più belle e pittoresche posizioni dell'alto Friuli. L'edificio a due piani, fabbricato nello stile de' villini veneti, è posto sul colmo di una collinetta in mezzo alla vallata ubertosa, che si stende da Tricesimo a Cividale. La vista che vi si gode è stupenda: dal grande balcone della sala al primo piano l'occhio abbraccia una distesa larghissima di paese: di fronte, nella lontananza, ritto sulla curva cerulea dell'orizzonte, l'angelo d'oro che si libra sul castello di Udine; poi, mezzo nascosti tra le spalliere de' gelseti, o surgenti come bianche fantasie in mezzo alla vastità dei p...

  • av Gabriele d'Annunzio
    328,-

    PONGO il tuo nome anche in fronte a questo libro che sopra tutti singolarmente tu prediligi, o Cenobiarca: in fronte a questo libro che io ti ho scritto con curiosa lentezza nella sede dell'Arte Severa e del Silenzio. Poi che l'ultima pagina fu compiuta, tu avesti comune con me quella sùbita ingannevole gioia su cui più tardi il crepuscolo primaverile diffuse un così puro velo di malinconia. E avesti comune con me il rammarico per le già lontane sere quando tu salivi alla mia cella remota e quivi, nella gran quiete conventuale, mentre fumigava entro le tazze la bevanda favorita e parevami si spandesse nell'aria il calore delle nostre intelligenze, io ti leggeva ad alta voce la mia scritt...

  • av Galileo Galilei
    328,-

    Io non ho mai potuto intendere, Illustrissimo Signore, onde sia nato che tutto quello che de¿ miei studi, per aggradire o servire altrui, m¿è convenuto metter in publico, abbia incontrato in molti una certa animosità in detrarre, defraudare e vilipendere quel poco di pregio che, se non per l¿opera, almeno per l¿intenzion mia m¿era creduto di meritare. Non prima fu veduto alle stampe il mio Nunzio Sidereo,dove si dimostrarono tanti nuovi e meravigliosi discoprimenti nel cielo, che pur doveano esser grati agli amatori della vera filosofia, che tosto si sollevaron per mille bande insidiatori di quelle lodi dovute a così fatti ritrovamenti: né mancaron di quelli che, solo per contradir ä mie...

  • av Umberto Fracchia
    328,-

    Le stelle di cui il cielo ora è pieno, appunto perchè splendono perennemente sono un indizio certo della nostra morte. Ma io che le contemplo mentre compaiono e scompaiono, a volta a volta fra le rade nuvole naviganti l'azzurro, in aggruppamenti inaspettati e nuovi, sento scendere sui miei occhi non so qual liquido filtro che mi rende oblioso così della morte come della vita. Distrattamente ascolto i rumori e le musiche del bosco, il canto dei rosignoli nell'ombra, il fruscìo dei giunchi (di seta), le voci umane giù per i campi e nell'isolata casa del mulinaio, e sento che queste cose non sono fatte per me. Troppo semplici, troppo serene.

  • av Matilde Serao
    328,-

    Come Maria Vitale schiuse il portoncino di casa, fu colpita dalla gelida brezza mattutina. Le rosee guancie pienotte impallidirono pel freddo; il corpo giovenilmente grassotto rabbrividì nell¿abituccio gramo di lanetta nera: ella si ammucchiò al collo e sul petto lo sciallino di lana azzurra, che fingeva di essere un paltoncino. Nella piazzetta dei Bianchi non passava un¿anima: la bottega del fabbro era ancora chiusa, la tipografia del Pungolo era sbarrata: per i vicoli di Montesanto, di Latilla, dei Pellegrini, dello Spirito Santo che sbucavano nella piazzetta, non compariva nessuno.

  • av Arrigo Boito
    328,-

    Chi sa giocare a scacchi prenda una scacchiera, la disponga in bell'ordine davanti a sé ed immagini ciò che sto per descrivere. Immagini al posto degli scacchi bianchi un uomo dal volto intelligente; due forti gibbosità appaiono sulla sua fronte, un po' al disopra delle ciglia, là dove Gall mette la facoltà del calcolo; porta un collare di barba biondissima ed ha i mustacchi rasi com'è costume di molti americani. È tutto vestito di bianco e, benché sia notte e giuochi al lume della candela, porta un pince-nez affumicato e guarda attraverso quei vetri la scacchiera con intensa concentrazione.

  • av Jean Racine
    289,-

    "Thébaïde, ou les Frères Ennemis" is a tragic play written by the famous French playwright Jean Racine. It was one of Racine's early works, written before he gained widespread recognition as a playwright.The play is set in the ancient city of Thebes and revolves around the conflict between two brothers, Eteocles and Polynices, who are both vying for control of the city. The plot is deeply entwined with themes of power, ambition, and familial strife. The prophecy of the city's destruction and the intervention of the gods also play a significant role in the unfolding tragedy.While "Thébaïde" is not as well-known as some of Racine's later tragedies, it showcases his talent for exploring complex human emotions and moral dilemmas. Racine's use of classical themes and language is evident in this early work.

  • av Prosper Merimee
    240 - 289,-

  • av Charles Beaudelaire
    289,-

    "Les Fleurs du Mal" (in English, "The Flowers of Evil") is a seminal collection of poetry written by the French poet Charles Baudelaire. Published in 1857, it is considered one of the most important works in French literature and a key milestone in the evolution of modern poetry.Baudelaire's poetry in "Les Fleurs du Mal" is known for its exploration of themes such as beauty, decadence, ennui, and the complexities of modern life. The collection is divided into several sections, with some of the most famous poems including "To the Reader" and "The Albatross."The poetry in "Les Fleurs du Mal" is characterized by its symbolism, sensuality, and a deep exploration of human emotions and desires. It often challenges societal norms and conventions of the time.The title of the collection, "Les Fleurs du Mal," reflects its themes of beauty and evil, and the work as a whole is considered a masterpiece of French literature.

  • av Rene Descartes
    228 - 289,-

  • av Leon Tolstoi
    289,-

    Léon Tolstoï is best known for his works in Russian literature, and there's no widely recognized work by him with the title "Le Diable" in French.

  • av Henri Poincare
    381,-

    "La Science et l'Hypothèse" (in English, "Science and Hypothesis") is a philosophical and scientific work by the renowned French mathematician and physicist Henri Poincaré. In this book, Poincaré explores the philosophy of science and the role of hypothesis in scientific inquiry.The book is a collection of essays in which Poincaré delves into various aspects of the scientific method, the relationship between theory and experiment, and the importance of hypothesis in the development of scientific knowledge. He emphasizes the creative and heuristic nature of hypothesis formation and its significance in advancing scientific understanding.Poincaré's work is notable for its insights into the philosophy of science and the intricate interplay between mathematical theory and empirical observation. It has had a lasting impact on the philosophy of science and continues to be studied and referenced by scholars in various fields.

  • av Maurice Maeterlinck
    289 - 381,-

  • av Leon Tolstoi
    381,-

    "La Sonate à Kreutzer" (in English, "The Kreutzer Sonata") is a novella written by the Russian author Leo Tolstoy, known as Léon Tolstoï in French. This work is a powerful and controversial exploration of themes related to marriage, jealousy, and morality.The story is narrated by Pozdnyshev, who reflects on his failed marriage and the circumstances that led to the tragedy. The central focus of the novella is the intense jealousy Pozdnyshev feels, particularly regarding his wife's relationship with a violinist named Trukhachevsky and their performance of Beethoven's Kreutzer Sonata.Tolstoy delves deep into the psychological and emotional aspects of jealousy, love, and human nature. "La Sonate à Kreutzer" is celebrated for its exploration of morality, relationships, and the consequences of irrational jealousy.

  • av Pierre Loti
    289 - 381,-

  • av Emile Chevalier
    381,-

    ¿Les Chinouks sont des femmelettes. Ils ne savent pas plus vaincre leurs ennemis que les torturer. Moi, j'ai tué deux fois quatre de leurs guerriers.¿Tu as menti, Queue-de-Serpent, répliqua un des chefs, en frappant le prisonnier de son tomahawk.Un flot de sang jaillit de la blessure que celui-ci avait reçue au visage. Sans pousser une plainte, il continua:¿Oui, dans ma cabane, pendent les chevelures de deux fois quatre de ceux que les Chinooks appellent leurs braves sont morts en pleurant comme des daims timides.Un nouveau coup de tomahawk l'atteignit à la poitrine. Les muscles frémirent, ses dents grincèrent et des gouttes de sueur perlèrent son front, mais la douleur ne lui arracha aucun cri, aucun mouvement convulsif.¿Les Chinouks, poursuivit-il stoïquement, ont le bras aussi faible que l'esprit. C'est du sang de lièvre qui gonfle leur coeur. Comment pourraient-ils triompher des vaillants Clallomes, eux qui ne peuvent les renverser quand les Clallomes sont attachés? J'ai enlevé ta femme, Oeil-de-Carcajou, et elle m'a servi comme esclave.A ces mots, l'indien qu'il interpellait bondit de fureur. Tirant de sa gaine un long couteau, il se précipita sur le captif pour l'en percer. Un de ses compagnons l'arrêta.¿Non, ne le tue pas encore, lui dit-il; nous lui montrerons comment les Chinooks traitent les hiboux de son espèce.Et, saisissant un bâton enflammé qui se consumait sur un brasier voisin, il flamba les jambes de sa victime, tandis que Oeil-de-Carcajou lui faisait de larges entailles dans le ventre en vociférant:¿Si tu as rendu ma femme esclave, je rendrai la tienne veuve, et je mangerai ta chair pour en jeter le reste aux chiens.¿Mange-la donc; car tu en as besoin pour te donner le courage qui te manque, reprit froidement le Clallome.

  • av George Sand
    368,-

  • av Maurice Leblanc
    289 - 381,-

  • av Emile Chevalier
    381,-

    Il faisait tout à fait nuit quand le chasseur arriva au lieu où il avait dressé ses pièges la nuit précédente. C'était un de ces sites pittoresques que l'on trouve seulement dans les chaînes des montagnes Rocheuses. Des barrières presque infranchissables, de gigantesques remparts de terre et de pierres en défendaient l'approche. Mais, si bien gardée qu'il fût par la nature, ce pertuis était accessible à un trappeur[1], car ses yeux exercés savent découvrir la passe la plus étroite, et sa main sait ouvrir les portes secrètes des montagnes: ses pieds sont familiers avec les sentiers désolés, et les mousses des arbres, aussi bien que les étoiles du firmament, servent à diriger ses pas.[Note 1: Les Canadiens-français désignent ainsi les gens qui font la traite des pelleteries dans l'Amérique septentrionale.]Le chasseur avait gagné la gorge solitaire dont nous venons de parler par un cul-de-sac que longtemps il avait cru connu de lui seul. Mais ayant, depuis peu, perdu plusieurs pièges tendus, au fond de cette gorge, près d'une rivière qui l'arrosait et s'échappait, en se frayant un passage à travers les masses de granit, il avait commencé à ne plus se considérer comme l'unique violateur de cette profonde retraite.Arrivé à sa destination il eut un mouvement de surprise et de colère, facile à concevoir, en remarquant que ses pièges avaient encore disparu. Une fois assuré du fait, il se mit à fureter ça et là, autant que les ténèbres pouvaient le lui permettre, pour découvrir quelques traces des auteurs de la soustraction; mais il lui fut impossible d'obtenir la moindre preuve que le lieu eût été visité par un blanc ou un Peau-rouge.

  • av Guy de Maupassant
    381,-

    "Le Docteur Héraclius Gloss et Autres Contes" is a collection of short stories by the acclaimed French writer Guy de Maupassant. Maupassant is renowned for his mastery of the short story genre and is considered one of the most influential figures in French literature.The stories in this collection offer a diverse range of narratives, often focusing on the intricacies of human behavior, society, and psychology. Maupassant's writing style is marked by its precise and detailed observations of characters and situations.

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