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Anche le burrasche sono buone per i poveri. Il mare, come un padrone rabbioso che impone alla serva di fare una buona pulizia alla casa, rigetta a terra tutti i detriti che non gli garbano: e questi rifiuti formano la ricchezza dei poveretti della spiaggia. Ecco, per esempio, il signor Milio, proprio il signor Milio in persona, antico proprietario di un piccolo cantiere, percorrere il lido quanto è lungo, dallo sbocco del fiume al molo, con un suo misterioso sacchetto, bianco come la fodera di un guanciale: e come un guanciale la foderetta si gonfia, ma di bitorzoli duri che sembrano davvero batuffoli di lana schiacciata. Ognuno di questi bitorzoli neri è costato un ripiegamento della sch...
Da tre giorni, nel paesetto non si parlava di altro che dell'arrivo del burattinaio. Davanti al magazzino da lui preso in affitto, una folla di ragazzi faceva ressa per vedere i preparativi delle rappresentazioni, quantunque il portone socchiuso non permettesse di scorgere quel che colui stava ad armeggiare là dentro. Si udivano frequenti picchi di martello, stridori di sega, brontolìi d'una voce arrochita che doveva essere del burattinaio, e, di tratto in tratto, i vagiti di una creaturina già vista più volte dai ragazzi in braccio alla giovine donna malaticcia che sembrava figliuola di quell'uomo e invece¿così si diceväne era la moglie.
Fjòdor Michàjlovic Sonkòvinikov, direttore dell¿intendenza di Finanza, uomo di incorruttibile probità e orgoglioso di essa, liberale austero e non soltanto libero pensatore, ma nemico di ogni manifestazione religiosa che teneva per avanzo di superstizione, ritornava dal suo ufficio nella peggiore disposizione di spirito. Il governatore gli aveva scritto una stupidissima lettera la quale poteva far supporre che Fjòdor Michàjlovic si fosse comportato disonestamente. Fjòdor Michàjlovic s¿era molto irritato e aveva scritto subito una risposta vivace e caustica. A casa parve a Fjòdor Michàjlovic che tutto andasse di traverso.
Nanni Lasca, da ragazzo, non si rammentava altro: suo padre, compare Cosimo, che tirava la fune della chiatta, sul Simeto, con Mangialerba, Ventura e l'Orbo; e lui a stendere la mano per riscuotere il pedaggio. Passavano carri, passavano vetturali, passava gente a piedi e a cavallo d'ogni paese, e se ne andavano pel mondo, di qua e di là del fiume. Prima compare Cosimo aveva fatto il lettighiere. E Nanni aveva accompagnato il babbo nei suoi viaggi, per strade e sentieri, sempre coll'allegro scampanellìo delle mule negli orecchi. Ma una volta, la vigilia di Natale - giorno segnalato - tornato a Licodia colla lettiga vuota, compare Cosimo trovò al Biviere la notizia che sua moglie stava pe...
Tra la grande rivoluzione francese e la grande rivoluzione russa non c'è analogia che nel finale catastrofico dell'antico regime. Le due monarchie sono cadute come due immensi bubboni purulenti che si slabbrarono e inondarono i due paesi di un fetore nauseabondo. Il tonfo dei rovesci dinastici è stato sentito in tutto il mondo. Le Corti nello sconquasso sono sembrate due ambienti di putrefazioni feudali. L'una non aveva nulla che non avesse l'altra. Gli stessi cervelli in decomposizione, la stessa corruzione, lo stesso assolutismo, la stessa terra dei supplizi. Due personaggi di trono che avevano lavorato i sudditi con la tirannia massima dei loro mostruosi avi.
O Mondo, vecchia guardia doganale, Farai l'obbligo tuo da buon cristiano: Giusta e severa sia la tua condanna, Che non ti voglio dar la buona mano! Sono in contravvenzione, o Mondo astuto. Volea truffarti con la merce mia: Non è tabacco, sigari o liquori, Nulla di spiritoso: è poesia!
Come era bello (una buona ventina d'anni fa) quel ricchissimo conte Galeazzo di Belgirate! Alto, con un torace da titano ribelle, con le mani bianchissime, con gli occhi azzurri e malinconici, pareva nato apposta per farsi voler bene e dalle brune che pregiano gli uomini gentili, e dalle bionde che rintracciano i forti. Ma due brutte cose gli impedivano di far valere quella sua gentilezza e quella sua forza, così ben secondate dal cuore onesto e dalla mente sottile: era pigro ed era fantastico. Mai che un amor vero e profondo, che una fervida e provata amicizia avessero rotto la pace di quella sua anima tranquilla e disutile.
Gli amici più cari, quei pochi ai quali confido tutti i miei pensieri, quando ebbero udito da me, che volevo scrivere l'Elogio della vecchiaia si misero a ridere; facendomi intendere molto chiaramente, che io parlavo per celia. Io però insistevo, atteggiando la faccia alla più grave serietà, e allora mi davano del matto; e un coro di obiezioni, di sarcasmi, di invettive mi si rovesciava addosso, come valanga di pietre in un'antica lapidazione. Sì, sì: sta bene, il tuo elogio sarà come quello di Erasmo sulla pazzia. Lodare la vecchiaia, per farne la satira. Ma che si fa celia? Lodare la vecchiaia, la parte più miserabile della vita, che presa anche nell'assieme, è pure una povera cosa? ...
Ognuno può comprendere che quando una persona va in cerca dell'anima, non può stare attenta. ¿ Si tu stivi attiento, io nun te sputava, ¿ disse quel cittadino del sud. Forse voleva dire attento a quel rombo gutturale che precede lo sputo dei cittadini del sud. «Iperbòlici anche quando sputano», disse Beatus Renatus; e guardò con ribrezzo lo sputo. Esso era andato a cadere in fondo ai calzoni; ma poteva cadere su la giacchetta che era di orléans nero, o sul gilè che era di bellissimo candore. Si poteva intimare: «Pulite!» Si poteva, in caso di disubbidienza, afferrare quel cittadino del sud per il collo e obbligarlo a pulire.
Habbiamo detto quali sorti di pene s¿usino nella Scuola della Pazienza, cioè habbiamo dichiarato con che sorti di afflizzioni sia solito Iddio castigare gli huomini in questo mondo. E così habbiamo raccontato tutte le sorti di afflizzioni o travagli che ci sono venuti in mente. Adesso mò habbiamo da vedere che dottrine dobbiamo cavare da questi libri, di queste penalità e che profitto e giovamento ci apportino le afflizzioni; che virtù particolarmente s¿hanno da imparare nelle avversità: poichè a dire il vero dai mali siamo fatti più saggi. Le prosperità levano il cervello. Le prime virtù che tra l¿altro ci si fanno innanzi, da servircene nelle avversità, sono la Fortezza e la Fed...
Una dolce sera mediterranea cadeva su la focense capitale dei Massalioti, or divenuta Marsiglia di Notre-Dame-de-la-Garde, sotto lo scettro imperatorio di Raimondo I. La città incurvata sul duplice suo porto, come sul gemino seno la madre che allatta il suo pargolo, riboccava per le babeliche strade, per le piazze alessandrine di tutte le ciurme, di tutte le pestilenze, di tutte le prostituzioni del mare di levante. Era in un mese d'estate, verso quell'ora che le stelle irrompono come sprazzi di fuochi artificiali tra le nuvole d'un cielo ancor rosso di tramonto.
"Bunny Brown and His Sister Sue and Their Shetland Pony" by Laura Lee Hope is a heartwarming children's book that follows the adventures of Bunny Brown and his sister Sue as they welcome a new addition to their family¿a Shetland pony. The story takes young readers on a journey filled with excitement, friendship, and valuable life lessons.In this charming tale, Bunny and Sue are overjoyed when their parents surprise them with a Shetland pony named Snap. The siblings quickly form a special bond with Snap and embark on a series of delightful escapades with their new four-legged friend. Together, they explore their neighborhood, engage in imaginative play, and discover the joys of responsibility and caring for an animal.The presence of Snap the pony brings a sense of magic and wonder to Bunny and Sue's lives. Through their interactions with Snap, the children learn important values such as empathy, teamwork, and the rewards of taking care of a beloved pet. The story highlights the innocence and curiosity of childhood, as well as the simple pleasures that come from spending time outdoors and forming connections with animals.Laura Lee Hope's writing captures the spirit of childhood in a heartwarming and relatable way, making "Bunny Brown and His Sister Sue and Their Shetland Pony" a delightful read for young readers. The book's themes of friendship, adventure, and family make it an enduring classic that continues to resonate with children and families alike.
Alcuni giorni fa, tornando dall'Italia in Inghilterra, per non sprecare in chiacchiere banali il tempo che dovevo passare a cavallo, preferii riflettere un poco sui nostri studi comuni e godere del ricordo degli amici tanto dotti e cari, che avevo lasciato qui. Fra i primi che mi sono tornati alla mente c'eri tu, Moro carissimo. Anche da lontano il tuo ricordo aveva il medesimo fascino che esercitava, nella consueta intimità, la tua presenza che è stata, te lo giuro, la cosa più bella della mia vita. Visto, dunque, che ritenevo di dover fare ad ogni costo qualcosa, e che il momento non sembrava adatto a una meditazione seria, mi venne in mente di tessere un elogio scherzoso della Follia.
Conoscere e descrivere la mente di Dante sarà mai possibile? Egli eclissa nella profondità del suo pensiero: volontariamente eclissa. Io già mi posi in cuore di seguirlo in una di queste sparizioni, nella quale, dopo aver detto, Mirate, egli lascia i nostri occhi in mezzo alla caligine. Se vedo questa volta, io dicevo, vedrò sempre, se lo comprendo in questa parte, lo comprenderò nel resto.
Ella è, Illustrissimo Signor Conte, uno degl¿illustratori del nostro Teatro Italiano. La sua erudita Dissertazione dell¿Indole del Teatro Tragico, registrata negli Opuscoli del Padre Calogerà, è un argomento chiarissimo ch¿ella, col confronto de¿ buoni Autori, e coll¿esperienza alla mano, sa conoscere più d¿ogni altro le buone regole, i veri difetti e gli opportuni rimedi, che alla perfezione dell¿opera possono in questi nostri tempi condurre. Non si è contentato d¿illuminare il Mondo con i precetti, ma ha voluto dare un¿idea pratica, un esemplare vivissimo della miglior Tragedia nella sua Ifigenia in Tauris, nella quale ha saputo unire felicemente i precetti de¿ nostri Antichi al piacevo...
MANFREDI, prencipe di Otranto, aveva un figlio, ed una figlia. Questa nominavasi Matilda, era nella età di anni diciotto, e di maravigliosa bellezza dotata. Il giovine, chiamato Corrado, già pervenuto al quintodecimo anno, dimostrava grossolano ingegno e complessione malsana, ma contuttociò venia parzialmente amato dal padre, il quale non dette mai alcun segno d'affetto a Matilda. Manfredi avea destinata al suo figlio in isposa Isabella, figliuola del marchese di Vicenza, la quale, già rimessa nelle mani del prencipe dai tutori della medesima, ritrovavasi in Otranto, a fine di celebrare le nozze, tostochè la salute cagionevole di Corrado lo concedesse. L'impazienza di Manfredi per far la ...
Paolo e Maria lasciarono Roma, capitale degli Stati Uniti d'Europa, montando nel più grande dei loro aerotachi, quello destinato ai lunghi viaggi. È una navicella mossa dall'elettricità. Due comode poltrone stanno nel mezzo e con uno scattar di molla si convertono in comodissimi letti. Davanti ad esse una bussola, un tavolino e un quadrante colle tre parole: moto, calore, luce. Toccando un tasto l'aerotaco si mette in moto e si gradua la velocità, che può giungere a 150 chilometri all'ora. Toccando un altro tasto si riscalda l'ambiente alla temperatura che si desidera, e premendo un terzo si illumina la navicella.
In questo genere di considerazioni, come in tanti altri, ma in questo più che in ogni altro, è di non piccolo impedimento, anzi torna di fastidioso impaccio, quel vizio delle menti addottrinate coi soli mezzi letterarii della coltura, che di solito dicesi verbalismo. Si insinua e si espande in ogni campo di conoscenze cotesto mal vezzo; ma nelle trattazioni che si riferiscono al così detto mondo morale, e ossia al complesso storico-sociale, accade assai di sovente, che il culto e l¿impero delle parole riescano a corrodervi e a spegnervi il senso vivo e reale delle cose...
No voendo fâme ûn merito de penne do pavon, Mi creddo necessaio de fâ ûnn-a confescion: Ö fondo de sto comico racconto, ö mæ ö no l'é: Ma do Vert-Vert, do classico poemetto de Gresset. Mì, dell'idea servindome, ö fæto ho ûn pö ingrandïo. Gh'ho azzunto di accessori, gh'ho dæto ûn atro gïo; Forse l'ho reizo anemico, avendolo allungôu, Çerto, che no m'immagino d'aveilo migliorôu;
Son due brocche de viovetta: a redosso do mûagion en spuntæ, là, in te l'erbetta, e të daggo: cöse son mai pe ti, bella, ste scioî? ste due brocche? poco ben!... t'hæ risposto: devan moî chì, ¿ e ti te l'hæ misse in sen. Ean due brocche de viovetta..., cöse son mai? ¿ tûttö o ninte:
Oh! tutti i giorni e tante volte al giorno s'erano visti! L'uno era in orecchi sempre che udisse spittinire intorno.
In una gola delle montagne che fiancheggiano le fertili pianure del Lothian orientale, innalzavasi nell'età scorsa un ragguardevole castello, del quale oggidì non si scorgono che le rovine, ed è chiamato Ravenswood; nome che era pur quello della famiglia de' proprietarj del luogo, antichissimi e bellicosi, e un dì possenti baroni, congiunti per parentela ai Douglas, agli Hume, agli Swinton, agli Hays, e alle famiglie più distinte di quelle vicinanze. La storia de' ridetti baroni e delle illustri lor geste, commemorata negli Annali della Scozia, si confondea spesse volte colla storia medesima di questo reame.
Io non mi maraviglio, Francesco, benché io ti cognosca di animo fermo e virile, che tu ti truovi ripieno di grandissimo dispiacere, perché sono concorsi in uno tempo medesimo troppi accidenti a perturbarti; né è solo la roba in che tu patisci, ma di più la grandezza, la degnità, e quello che io credo che ti pesi sopra tutte le cose, l'onore. Hai per la ruina del pontefice perduto la presidenzia di Romagna, luogo che ti dava grandissima utilità e tanta riputazione, che ogni uomo grande e nato in maggiore grado che privato, se ne sarebbe onorato; hai perduto uno pontefice che t'aveva singulare affezione...
Amico lettore, ti prego, sii sincero. Quando i tuoi occhi curiosi si saran fermati, un istante, sulla covertina di questo volume e l'avran letta, non ti abbandonare a quel gesto tutto convenzionale, tutto esteriore, per cui un romanzo di amore fa levare le spalle, in atto d'ironica noia e di sazietà beffarda. Non levare le spalle, caro lettore: non imitar quello che tanti altri esseri umani faranno, come te, imitandosi fra loro: non obbedire a una formola superficiale e che ti è estranea: abbi il coraggio di esser sincero. Cedi a quella intima, segreta nostalgia sentimentale, per cui ogni istoria di amore, la più umile, la più comune, attira me, te, gli altri, con un fluido sottile: cedi ...
[DAFNE] Vorrai dunque pur, Silvia,dai piaceri di Venere lontanamenarne tu questa tua giovinezza?Né 'l dolce nome di madre udirai,né intorno ti vedrai vezzosamentescherzar i figli pargoletti? Ah, cangia,cangia, prego, consiglio,pazzarella che sei.[SILVIA] Altri segua i diletti de l'amore,se pur v'è ne l'amor alcun diletto:me questa vita giova, e 'l mio trastulloè la cura de l'arco e de gli strali;seguir le fere fugaci, e le fortiatterrar combattendo; e, se non mancanosaette a la faretra, o fere al bosco,non tem'io che a me manchino diporti.[DAFNE] Insipidi diporti veramente,ed insipida vita: e, s'a te piace,è sol p...
Camilla picchiò all'uscio, mentre i genitori stavano per andare a letto, e disse: - Elena è fuggita. Don Liborio rimase collo stivaletto in mano, sbalordito. Poscia andò ad aprire zoppicando, pallido come un morto. La figliuola, colla sua voce calma di ragazza clorotica, ripeté tranquillamente: - L'ho cercata dappertutto. Non c'è più. Allora la mamma si rizzò a sedere sul letto e cominciò a strillare: - M'hanno rubata mia figlia! m'hanno rubata mia figlia! - Taci! le disse suo marito. Non gridare così, ché i vicini sentono! Il pover'uomo, tutto sottosopra, ancora mezzo scalzo, colla camicia che gli si gonfiava al pari di una gobba fra la croce degli straccali, andò ad accendere un'a...
Un salotto elegante, bene illuminato da lampadine elettriche. Una porta in fondo; due porte laterali. Nel mezzo della stanza, fra le altre suppellettili graziose, una doppia poltrona dos-à-dos. Su qualche seggiola e su qualche tavolino, il mantello magnifico e la ciarpa di merletto della contessa Clara, la pelliccia, il cappello, il binoccoletto, i guanti e il bastone del conte Silvio. SCENA I CLARA e SILVIO, poi UN SERVO. Clara (innanzi ad uno specchio, dopo di essersi lungamente mirata) Che ne dici? Ti va? Silvio (seduto sopra una seggiola a sdraio, fumando una sigaretta) Il Lohengrin? Clara No. La mia acconciatura. Silvio Credevo che tu parlassi ancora del Lohengrin. Sì, mi v...
Gustavo Bruchstädt si era condotto al Congresso germanico de' naturalisti, che tenevasi, nel settembre del 1884, in Magdeburgo; e aspettava, proprio nel mattino di una trista e piovigginosa domenica, vigilia della seduta inaugurale, davanti alla porta dell'albergo Alla città di Praga, l'amico suo carissimo, il professore Federico Bärwald, che, giusta gli accordi epistolari, doveva giungere, con la moglie, verso quest'ora, da Berlino, e qui discendere. Non andò molto che una vettura entrò dalla Via Larga in quella dell'Orso, e si fermò davanti all'Albergo. Già da lontano Bruchstädt aveva riconosciuta la lunga e nera barba, gli occhiali d'oro e il cappello molle, a larghe tese, del suo ami...
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