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Camerone antico nel castello del conte Aurelio, con uscio in mezzo di prospetto. A destra sono gli appartamenti del conte, a sinistra le camere abitate dal dottor Lorenzo. Specchi e suppellettili tutto antico. Vari tavolini, uno con lo scacchiere, un altro con tazze ecc...
ORAZIO Fermatevi, fermatevi, non alzate la tenda, fermatevi. (verso la scena) EUGENIO Perché, signor Orazio, non volete, che si alzi la tenda? ORAZIO Per provare un terzo atto di commedia non ci è bisogno di alzar la tenda. EUGENIO E non ci è ragione di tenerla calata. ORAZIO Signor sì, che vi è ragione di tenerla calata, signor sì. Voi altri signori non pensate a quello che penso io. Calate giù quella tenda. (verso la scena) EUGENIO Fermatevi. (verso la scena) Se si cala la tenda, non ci si vede più, onde per provare le nostre scene, signor capo di compagnia, vi converrà far accender de' lumi. ORAZIO Quand'è così, sarà meglio alzare la tenda. Tiratela su, che non voglio spen...
Studio editoriale di Pietro, editore per diletto. Chiara stanza con pochi mobili (facilmente smontabili e asportabili). Nella parete di fondo, un enorme manifesto illustrato a colori, con cui è stato lanciato americanamente il libro L'imbalconata, liriche di Délago. Ai due lati di questo manifesto, due ritratti ingranditi si voltano le spalle: a destra, quello di *** nel suo atteggiamento ormai famoso, perché migliaja e migliaja di volte riprodotto in libri e stampe d'ogni genere; a sinistra, quello del presunto Délago, cioè d'un bel giovane sui vent'anni, che potrebbe anche essere una lontana immagine giovanile di ***, ignota a tutti e irriconoscibile. In luogo della parete destra ci sa...
Lo riconobbi da lontano. Lo riconobbi dal suo cavallino bianco. tanto fido e trottatore, e dall'arsenale di pertiche, di biffe e di altri arnesi del mestiere che lui, ingegnere del Comune, si affastellava sul barroccino tutte le volte che aveva da battere la campagna per affari della sua professione. Quando mi fu vicino gli feci un cenno con la mano, e lui rallentò il trotto e si fermò per il saluto e per la chiacchierata indispensabile quando due persone di conoscenza s'incontrano su per i monti, in mezzo ai boschi e in luoghi solitari.
Dove sono i puntini, i nomi delle Attrici e degli Attori principali. Non è poco: ma basterà così. La sala del teatro è piena questa sera di quegli speciali spettatori che sogliono assistere alla prima rappresentazione di ogni commedia nuova. L¿annunzio, nei giornali e nei manifesti, d¿un insolito spettacolo d recita a soggetto ha fatto nascere in tutti una grande curiosità. Solo i signori critici drammatici dei giornali della città non ne danno a vedere, perché credono di poter dire domani facilmente che pasticcio sarà. (Dio mio, su per giú qualche cosa come la vecchia commedia dell¿arte: ma dove son oggi gli attori capaci di recitare a soggetto, come al loro tempo quei comici indiavola...
Una volta c'era nel mare una balena che mangiava i pesci. Mangiava il carpione e lo storione, il nasello e il pesce martello, il branzino e il delfino, i calamaretti e i gamberetti, la triglia e la conchiglia, e la flessuosa anguilla con sua figlia e tutta la sua famiglia con la coda a ronciglio. Tutti i pesci che poteva trovare in tutto il mare, essa li mangiava con la bocca.... così! Tanto che non era rimasto in tutto il mare che un solo pesciolino, un Pesciolino-pieno-d'astuzia che nuotava dietro l'orecchio destro della balena, per tenersi prudentemente fuor di tiro. Allora la balena si levò ritta sulla coda e disse: ¿ Ho fame. ¿
In un viottolo poco lungi dalla Piazza Castello in Milano avvi una casaccia coi muri qua e là screpolati e puntellati, una casaccia umida, o scura, immonda e dotata di tutte le qualità necessarie per destare ribrezzo in chiunque non abbia i sensi ottusi e grossolani affatto. Questa schifosa e pericolosa catapecchia è abitata da dieci o dodici inquilini, tutta gente miserabile, che sta in armonia col luogo, gente cenciosa, di cattivo odore e di sinistro o malaticcio aspetto. Pare impossibile che vi sia un uomo abbastanza sfrontato da confessarsi proprietario di un tale ammasso di pietre guaste, di legnami tarlati e di ferramenta corrose dalla ruggine. Si crederebbe che questo lurido alberg...
Per il racconto stranissimo eppure casalingo che mi metto a stendere per iscritto, non mi aspetto né chiedo di essere creduto. Sarebbe pazzia pretenderlo trattandosi di un caso nel quale i miei sensi rifiutano di prestar fede a loro stessi. Eppure matto non sono; e certissimamente non sogno. Ma domani morirò e oggi vorrei liberarmi l¿anima di questo peso. Il mio scopo immediato è di metter davanti al mondo in maniera chiara, succinta, senza commenti, una serie di semplici avvenimenti domestici che nelle loro conseguenze mi hanno terrificato, torturato, annientato. Non mi proverò a spiegarli. A me non hanno dato che orrore, a molti sembreranno più strampalati che orribili.
Ascendono. Un soffio che sfaldi la neve, là in alto, una zolla che frani, la ruga d¿un esile appiglio che ceda, una fuga di sassi, un crepaccio che s¿apra, e giù tra le rupi, nel rombo d¿una valanga, tra il croscio della petraia, di tonfo in tonfo, giù piomberanno.
Quella giovane birba di Seso ha risposto ieri alle sollecitazioni di Geron, vecchia bertuccia spelata che non si accorge di divenire di giorno in giorno sempre più ripugnante, come meglio non si poteva. Tutti che l'abbiamo udito, abbiamo riso, applaudendolo della opportunità delle parole e della buona grazia e squisita colla quale egli le ha pronunciate. Pensa che Geron, col suo fare solito da babbeo arricchito gli si era posto davanti tra lo sciocco e il pretenzioso a fargli i complimenti sulla fortuna d'aver per amica la più fresca delle nostre giovanette, Akkis, che tu conoscerai almeno per udita perché sempre il nome di lei, come una dolcezza ed un profumo ricorre sulle labra della ...
Il redattore capo della «Gazzetta di N... ...» correva nervosamente su e giù per la vasta sala della redazione. Teneva un numero della gazzetta in mano, allora uscito dal torchio, e l'agitava furiosamente, gridando e bestemmiando a scatti. Il redattore era un omiciattolo dal volto angoloso, magro, ornato d'una barbetta nera e di un paio d'occhiali d'oro. Sbatteva i piedi con forza sul tavolato della stanza, sgambettando e girando intorno alla lunga tavola, coperta di giornali spiegati, di bozze di stampa e di fogli di «originale», che stava in mezzo alla sala.
La scena è formata da un vasto cortile scoperto ricinto al fondo da un'alta siepe in fiore, in mezzo alla quale si apre una salda porta rustica. A sinistra roccie e dirupi che si avanzano alquanto nel recinto; a destra la casetta di Silvia sulle cui mura, appesa presso la porta, brilla una scure da boscaiuolo. Vicino altri strumenti di lavoro. Nel fondo, al di là della siepe, s'intravede il paesello inerpicato per le pendici della montagna; più in alto selve e giogaie chiazzati ancora di neve. È notte inoltrata...
Raramente un fanciullo apatico diviene un uomo energico; raramente uno buono riesce cattivo e viceversa: il carattere, che è in germe nella prima età della vita, non fa altro che perfezionarsi ed estrinsecarsi di più cogli anni, come i pampani ed i grappoli, che provengono dall¿acino, come la querce robusta che scaturì dalla ghianda ecc., ecc...
Si trovano a centinaia i libri di Novelline morali intitolate ai fanciulli, e forse non havvene un solo che possa dirsi interamente per la piccola età, poichè vi si scontrano alcuni difetti, i quali però, appena avvertiti, di leggieri si tolgono. Alle novelline morali sono spesso frammiste delle favole; e il fanciulletto, che scorge inverisimili queste, entra in sospetto sulla possibilità di quelle. Altre volte sono narrate cose sì lievi e scipite, che la mente puerile rimane vuota di bene, e il cuore non s¿informa a virtù. Sovente poi s¿insegna la morale sulla punizione del tristo, sicchè i fanciulli, prima d¿imparare rettitudine, apprendono purtroppo le arti funeste del malvagio. In q...
In tutte le epoche vi sono sempre stati degli uomini che hanno lottato contro i costumi, le leggi, le morali, i vincoli, le relazioni sociali del loro tempo. Senza questi malcontenti, senza questi inadattabili, l'umanità non avrebbe avanzato sulla via del progresso. Eppure fra quanti ostacoli hanno dovuto lottare quegli uomini per affermare la loro Idea! Quante ingiurie, quante rinunce, quanto sacrificio hanno dovuto soffrire... e spesso il peso delle catene; il fondo delle galere; lo scoglio muto e solitario dell'esilio; la tortura del supplizio; la morte, nel vigore degli anni ¿ per gridare ed invocare, fra il buio e le tempeste, l'anima ed il nome del loro Ideale.
Per capire l'Alfieri e valutare i critici dell'opera sua con animo deliberato a far nostri i loro risultati e a superarli bisogna risalire al De Sanctis. Invero la critica desanctisiana sull'Alfieri è stata fraintesa e negletta e se ne può cogliere il giusto valore solo dando un organismo sistematico alle frammentarie espressioni in cui s'è manifestata. Dei tre scritti che il De Sanctis dedicò all'Alfieri il primo afferra e spiega il concetto dell'unità di passione in cui arte tragica e temperamento individuale coincidono con una coerenza che è perfetta nel Saul e in alcuni motivi di vita pratica dell'autore;
E l'età rea non tramontata è ancora! Mille passar sulla mia fronte indomita Ed anni novecento, e ad ogni etade Sul carro da rabbiosi lupi tratto E luridi sciacalli, ed ogni giorno Mi flagellar, più sempre imperversando, Con dardi, con torture e spasmi atroci.
Quando (al pensier, le vene mi tremano pur di dolcezza) io mi partii, com'ebro, da la sua casa amata;
Trattando delle cagioni, che tornavano in nulla i tentativi di libertà nell¿Italia ¿ de¿ vizi che contrastarono al concetto rigeneratore di farsi via tra gli ostacoli, noi siamo ad un bivio tremendo. O noi parliamo parole alte, libere, franche ¿ parliamo coll¿occhio all¿Italia, la mano sul core, e la mente al futuro ¿ parliamo, come detta la carità della patria, senza por mente ad uomini, o pregiudizi, snudando l¿anima agli oppressori, ai vili, agli inetti, flagellando le colpe e gli orrori ovunque si manifestino ¿ e un grido si leva dagli uomini del passato contro ä giovani che s¿innoltrano nella carriera, ignoti alle genti, senza prestigio di fama, senza potenza di clientela, soli con...
Possibile che un giorno Non possa star senza pensare a niente? Con questo tutto il dì rompermi il capo, Figlia troppo crudele, Mi farete morir. Voi lo sapete, Io bramo la mia pace: Faticare, pensar, m'annoia e spiace. Ah caro padre, come mai potete Goder la vostra pace Con una lite intorno, Che, se noi la perdiamo, Miserabili affatto oggi restiamo? E ci ho da pensar io? Vi pensa il mio causidico, Egli sa il suo mestiere; Io lo pago, e non voglio altro pensiere. Quant'è che a ritrovarlo non andate? Stamattina v'andai. Lodato il cielo! Gli parlaste? Che ha detto? Era uscito di casa. Non la finite mai d'uscir dal letto. Mai ben le cose vostre andar non ponno. Oh che do...
¿ L'ideale, che si imponga assolutamente al volere dell'uomo, e ne domini le tendenze egoistiche: ecco l'affermazione della moralità. L'egoismo, che regoli le sue azioni: eccone la negazione. In ciò si riassume la dottrina tradizionale, religiosa e filosofica, dei principj dell'etica. E la coscienza morale dei popoli civili. E il concetto più sublime dell'arte, nella rappresentazione estetica dell'azione e del sentimento umano. E in ciò si arriva a riconoscere un vero fondamentale anche colla filosofia positiva.
Non ha conosciuto l¿antichità né migliore né più amato principe di Tito Vespasiano. Le sue virtù lo resero a tutti sì caro, che fu chiamato «la delizia del genere umano». E pure due giovani patrizi, uno de¿ quali era suo favorito, cospirarono contro di lui. Scoperta però la congiura, furono dal Senato condannati a morire. Ma il clementissimo Cesare, contento d¿averli paternamente ammoniti, concesse loro ed ä loro complici un generoso perdono...
Ho gridato dai luoghi profondi. Ho gridato verso te dal profondo dell'abisso. Esaudisci, o Signore, il grido della mia supplicazione. Through Death and Birth, to a diviner day. A traverso la Morte e la Resurrezione, verso un giorno più divino. La parola di David e la parola di Shelley, pur così lontane nel tempo e nello spazio, convergono meravigliosamente in una stessa essenza metafisica per esprimere l'essenza metafisica della Musica.
Alle dieci e mezzo di quella domenica, il sagrestano della parrocchia dei Ss. Apostoli uscì sulla porta dell'antica chiesa napoletana e cominciò ad agitare vivamente un grosso e stridulo campanello di argento. Il sagrestano, appoggiato allo stipite della pesante vecchia porta di quercia, scrollava il campanello a trilli, a distesa, continuamente: serviva per avvertire i fedeli di via Gerolomini, del vico Grotta della Marra in Vertecoeli, della piazza Ss. Apostoli, delle Gradelle, che fra poco sarebbe cominciata nella chiesa dei Ss. Apostoli la messa cantata, la funzione grande di Pentecoste. Ad un tratto, il campanello si chetò: ma il sagrestano rimase accanto alla porta, ritto sugli scal...
1. Gente (da genus, gens) chiamavasi il complesso di più famiglie aventi uno stipite comune. Così a cagion d'esempio, la gente Cornelia comprendeva le famiglie dei Maluginesi, dei Scipioni, dei Lentuli, dei Dolabella, dei Rufini, la gente Licinia abbracciava le famiglie dei Crassi, dei Lucilli, dei Murena ecc. Avveniva talvolta che in una medesima Gente fossero parecchie famiglie patrizie, ed altre invece plebee. Può citarsi la gente Tullia, della quale facevano parte i Longi, ottimati, ed i Ciceroni, popolani; la gente Claudia, in cui eran le patrizie famiglie dei Pulchri e dei Neroni, e la plebea dei Marcelli.
Era venuto a Roma nella primavera del 1883, poco dopo che Ferdinando Martini aveva lasciata la direzione della «Domenica Letteraria». Spiegherò dopo perchè unisco le due date ¿ non i due nomi ¿; ma prima mi sembra convenga rammentare come l'autore dei proverbi deliziosi avesse data la sua assistenza alla natività di quel settimanale. Molte cose si dimenticano, e più ancora si ignorano, oggi. Egli ¿ questo almeno si ha da sapere ¿ col «Fanfulla della Domenica» ci aveva dato un giornale nuovo per noi, non inferiore forse a quelli stranieri consimili, strumento mirabile di educazione e di letizia intellettuale. Ma se tale era il frutto dell'opera sua, non perciò la proprietà del periodico ...
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