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Lo studio complessivo dei fenomeni sociali ha dato origine in vari tempi ad una teologia sociale, come quella degli antichi libri sacri e, più tardi, del Bossuet; ad una metafisica sociale, come quella di G. B. Vico e dell'Hegel; ed infine ad una filosofia sociale, come quella di A. Comte, di H. Spencer, di A. Schäffle. Più recente e più perfetto rappresentante della filosofia sociologica, sebbene limitato alla storia, è stato il Materialismo storico.
Avevo visto una capinera chiusa in gabbia: era timida, triste, malaticcia ci guardava con occhio spaventato; si rifuggiava in un angolo della sua gabbia, e allorché udiva il canto allegro degli altri uccelletti che cinguettavano sul verde del prato o nell'azzurro del cielo, li seguiva con uno sguardo che avrebbe potuto dirsi pieno di lagrime. Ma non osava ribellarsi, non osava tentare il rompere il fil di ferro che la teneva carcerata, la povera prigioniera. Eppure i suoi custodi, le volevano bene, cari bambini che si trastullavano col suo dolore e le pagavano la sua malinconia con miche di pane e con parole gentili. La povera capinera cercava rassegnarsi, la meschinella; non era cattiva;...
Regnando Demoofonte nella Chersoneso di Tracia, consultò l¿oracolo d¿Apollo per intendere quando dovesse aver fine il crudel rito, già dall¿oracolo istesso prescritto, di sacrificare ogni anno una vergine innanzi al di lui simulacro; e n¿ebbe in risposta: Con voi del Ciel si placherà lo sdegno, Quando noto a se stesso Fia l¿innocente usurpator d¿un regno. Non potè il re comprenderne l¿oscuro senso, ed aspettando che il tempo lo rendesse più chiaro, si dispose a compire intanto l¿annuo sagrifizio, facendo estrarre a sorte dall¿urna il nome della sventurata vergine che doveva essere la vittima. Matusio, uno de¿ grandi del regno, pretese che Dircea, di cui credevasi padre, non corresse l...
Deh! lasciatelo solo in mezzo a l'onde, Eternamente a la balìa del mar... Fuggi, fuggi da noi ¿ gridan le sponde, Fuggi ¿ l'eco ripete ¿ e non tornar. Quando risonerà l'ultimo giorno Che l'invecchiato mondo avvamperà, Solo allora ei potrà fare ritorno A crescer l'ira de l'estrema età. Ma, fino a quando non sarà quell'ora, Dovrà sui flutti instabili vagar;
TUTTI - Disposizione e colpo d'occhio di questa prima scena. - GELTRUDA e CANDIDA a seder sulla terrazza. La prima facendo de' gruppetti, la seconda dell'entoilage. EVARISTO ed il BARONE vestiti propriamente da cacciatori, sedendo su i seggioloni, e bevendo il caffè co' loro schioppi al fianco. Il CONTE da campagna con rodengotto, cappello di paglia e bastone, sedendo vicino allo Speciale, e leggendo un libro. TIMOTEO dentro la sua bottega, pestando in un mortaio di bronzo sulla balconata. GIANNINA da paesana, sedendo vicino alla sua porta filando. SUSANNA sedendo vicino alla sua bottega, e lavorando qualcosa di bianco. CORONATO sedendo sulla banchetta, vicino all'osteria, con un libro d...
Al valente segnore, di cui non so migliore sulla terra trovare: ché non avete pare né 'n pace né in guerra; sì ch'a voi tutta terra che 'l sole gira il giorno e 'l mar batte d'intorno san' faglia si convene, ponendo mente al bene che fate per usaggio, ed a l'alto legnaggio donde voi sete nato; e poi da l'altro lato potén tanto vedere in voi senno e savere a ogne condizione, un altro Salamone pare in voi rivenuto...
1. L¿uomo è la sola creatura capace di essere educata. Per educazione, in senso largo, s¿intende la cura (il trattamento, la conservazione) che richiede l¿infanzia di lui, la disciplina che lo fa uomo, infine la istruzione con la cultura. Sotto questi tre rispetti, egli è infante, allievo e scolare. Appena gli animali cominciano a sentire le proprie forze, le usano regolarmente, cioè in maniera tale da non recar danno a sè stessi. È curioso il vedere, per esempio, come le giovani rondinelle, appena uscite dal loro uovo e tuttora cieche, sappiano disporsi per modo da far cadere i loro ...
Atrio della villa Arcuri in Riviera. A sinistra, la scala scoperta, di legno, con guida, che conduce ai piani superiori. Si vede, del primo, il ballatojo su cui dànno gli usci delle stanze sovrapposte. Sotto questo ballatojo, nel fondo, in mezzo, l'uscio che immette nella sala da pranzo: uscio a vetri smerigliati. A destra, appartato, un angolo, le cui pareti son formate da scaffalature di libri, intorno alle quali corre una panconata di cuojo. Un tavolino è nel mezzo, con portafiori, portasigarette, portacenere, ecc. Ricchi mobili moderni, da atrio. Sono in iscena, al levarsi della tela, il cameriere Enrico e la cameriera, presso l'entrata per ricevere gl'invitati. Il primo ad arrivar...
Essendo stato parere quasi di tutti gli uomini intendenti, che Michelagnolo Buonarroti sopra ciascun moderno e forse antico, che intorno all¿arti del disegno si sia con lungo studio essercitato, abbia con eccellente perfezzione condotto a fine l¿opere sue, così di scultura come di pittura et architettura, come si può in dette sue opere apertamente conoscere; egli non dee alcuno maravigliarsi se v¿ha infinita gloria et onore conseguito e sia per conseguire eternamente. La qual cosa essendo vera, che è verissima, io, che dalla costoro openione non sono lontano, ardirò d¿afermare che, chiunche desidera alle tre arti del disegno per buona e diritta via incaminarsi...
Marley, prima di tutto, era morto. Niente dubbio su questo. Il registro mortuario portava le firme del prete, del chierico, dell'appaltatore delle pompe funebri e della persona che aveva guidato il mortoro. Scrooge vi aveva apposto la sua: e il nome di Scrooge, su qualunque fogliaccio fosse scritto, valeva tant'oro. Il vecchio Marley era proprio morto per quanto è morto, come diciamo noi, un chiodo di porta. Badiamo! non voglio mica dare ad intendere che io sappia molto bene che cosa ci sia di morto in un chiodo di porta. Per conto mio, sarei stato disposto a pensare che il pezzo più morto di tutta la ferrareccia fosse un chiodo di cataletto.
Ti fui compagna per le ignote strade del mondo e all'ombra dei crocicchi, in una vita lontana che fu mia, fu mia come questa non già che s'attorciglia al mio collo e al mio cor, segni imprimendo di ferro e corda nelle nude carni. Avevi, come adesso, una giacchetta logora, un viso a lama di coltello, una bocca di fame e di sarcasmo; e andavi senza meta, e andavi senza dolore, solo con la tua miseria, e gran signore della libertà. Lo so.¿Per te non c'era e non c'è posto nel mondo disegnato a quadratini ben distinti, con cifre di classifica ben chiare.¿V'è qualcuno che ti crede un barbaröe ti esecräed ha paura di te.¿Non io, che son della tua razza. Non mi conosci più?......
Verso la fine dell'anno 1665, in una bella sera d'autunno, molta gente accalcavasi sulla parte del Ponte Nuovo che scende verso la via Delfino. L'oggetto che attirava la pubblica attenzione, era una carrozza ermeticamente chiusa, della quale un Commissario sforzavasi d'aprire lo sportello, mentre, delle quattro guardie formanti il suo seguito, due fermavano i cavalli, e le altre due trattenevano il cocchiere, il quale, sordo alle intimazioni ricevute, non aveva risposto se non cercando di mettere i suoi cavalli al galoppo.
Fra le azioni più luminose d¿Alessandro il Macedone fu quella di aver liberato il regno di Sidone dal suo tiranno, e poi, in vece di ritenerne il dominio, l¿avere ristabilito su quel trono l¿unico rampollo della legittima stirpe reale, che, ignoto a se medesimo, povera e rustica vita traeva nella vicina campagna. (CURZIO, lib. IV, cap. III; GIUSTINO, lib. II, cap. X). Come si sia edificato su questo istorico fondamento, si vedrà nel corso del dramma...
Dopo che i due mondi hanno tributato le lodi loro al merito vostro unico piuttosto che raro; dopo che su di mille cetre si è cantato de¿ vostri trionfi; dopo che tutto il giornalismo, in quante lingue sono parlate da popoli colti, ha tessuto la storia vostra, a grandissimo onore dell¿arte rappresentativa italiana, che altro può rimanere a dire di voi? Io vi ho ammirato dal principio della vostra vita artistica e nella commedia, e nel dramma, e nella tragedia; e prima pure che da oltre alpi lo segnalassero, mi sembraste sublime sempre. Nella mia umile carriera d¿autore, andrò altiero di aver composto un dramma per vostra richiesta, e di possedere da ciò un diritto di dedicarvelo, come fo...
Alessandro D¿Ancona, in quel suo notissimo studio su Cecco Angiolieri da Siena, dopo aver notato quanto vi sia di burlesco in questo nostro poeta del sec. III, osserva: «Ma per noi l¿Angiolieri non è soltanto un burlesco: bensì anche, e più propriamente, un umorista. E qui i camarlinghi della favella ci faccian pure il viso dell¿arme, ma non pretendano di dire che in italiano bisogna rassegnarsi a non dir la cosa, perché non abbiam la parola». E, accortamente, in una nota a piè di pagina, soggiunge: «È curioso però che il traduttore francese di una dissertazione tedesca sull¿Humour, inserita nel Recueil de pièces intéressantes, concernant les antiquités, les beaux-arts, les belles-lettr...
Si chiamava Amalia. Però, malgrado quel nome gentile, era una fra le più rozze campagnuole delle risaie, quando si presentò in casa nostra ad offrirsi come serva. S'era messe le scarpe per la solennità della circostanza, ma, appena vide il pavimento lucido del nostro gabinetto, rimase sbigottita e si curvò come per levarsele. Ci volle di molto a persuaderla d'entrare calzata com'era. Tuttavia non era timida nè selvatica, come sono, per lo più, le contadine; le pareva soltanto una mancanza di rispetto il mettere sul nostro pavimento le scarpe che aveva strascinate, per una lunga camminata, nella polvere della strada maestra da Momo a Novara. Ignorava ogni elemento di civiltà, e, nella sua ...
Che ¿Oriente ed Occidente non siano più da separare¿ (nicht mehr zu trennen) secondo il motto del Goethe, nessuno dubiterà più, per verun rapporto, oggi che alla lunga immane tragedia, dapprima guerresca poi economica e sociale, della vecchia Europa, tanta parte ha preso o sta per prendere l'Asia antichissima con le sue rinnovate stirpi, rimaste chiuse ancora entro gli originari confini geografici, o dilagate da secoli per tutta l'Africa del nord, o infiltratesi ed abbarbicate con indomita tenacia nelle contrade sudorientali della stessa Europa.
Io Dinarco, cittadino di Epidauro, ho lungamente dubitato di scrivere quanto a mia notizia è pervenuto della vita e costumi di quel tristo, il quale stese la falce sacrilega al Santuario di Efeso, perché quella opinione prevale che egli sia stato furente, e da tale sembra in vero quella disperata risoluzione. Ma sendo io giovane quando il caso avvenne, ne intesi il romore in Atene, ove allora io soggiornava nel foro; e prima di ridurmi in patria negli anni maturi, a' quali son giunto, fui vago di raccorre per la Grecia le tradizioni di così illustre malvagio. Ragionai specialmente in Efeso con taluni, i quali lo aveano conosciuto ed udito quando aspettava in carcere il giudizio.
Al tempo dei tempi, quando ogni cosa era di bronzo ¿ e, anche, i cuori e le facce degli uomini ¿ scivolò all'onor del mondo un pargoletto, destinato dalla benigna sorte a mostrare esempio di rare virtù. Sin dai primi vagiti, difatti, l'eccelso personaggio, che doveva poi, col nome di Macario, vivere e morire diffondendo intorno a sé un acuto odore di santità, volle appalesare con chiari segni la propria missione opponendo un fiero corruccio agli osceni allettamenti dei sensi e rifiutando il latteo alimento sol perché offertogli in una coppa di carne nuda da una poco timorata nutrice.
Nell'anno 1160 vivea in Saluzzo un arimanno per nome Berardo della Quercia, il quale godea da lungo tempo tal grazia del suo signore, Marchese Manfredo, che sarebbe quasi potuta dirsi amicizia. Berardo, sfuggendo gli onori della corte e stando ordinariamente nei suoi campi, venia visitato dal Marchese e consultato sopra molti capi del suo governo: tanto era noto il retto animo ed il senno di quel buon suddito, per nobili prove ch'egli spesso ne avea date; e tanto a far pregiare simili doti giovava la sua singolare modestia. Giunse fino ai principii della vecchiaia senza patire gravi sciagure; ma egli avea partecipato alle altrui, come se fossero sue, e quindi il cuore non gli si era ind...
O tronchi innamorati, o sassi che seguite questa fera canora, ch'agguaglia i cigni e gli angeli innamora, ah fuggite, fuggite: voi prendete da lei sensi animati; ella in se stessa poi prende la qualità che toglie a voi, e sorda e dura, ahi lasso, diviene ai preghi un tronco, ai pianti un sasso.
Muri bianchi, altissimi. Alle grandi vetrate luminone, tende nere. Tappeto nero, mobili neri. Lungo le pareti, collocate simmetricamente, riproduzioni in gesso di antiche statue di Diana. Porta a destra; uscio a sinistra. Una gran tela bianca pende quasi a mezzo della scena, sospesa a un bastone e scorrevole sugli anelli, a riparo della modella nuda, in piedi su uno zoccolo. La sua ombra per via d'una forte lampada accesa dietro, si proietta nera, enorme, sulla parete di fondo, atteggiata da Diana, come nel piccolo bronzo del museo di Brescia, attribuito al Cellini. Al levarsi della tela, Nono Giuncano di qua dalla tenda, fosco, irrequieto, siede su uno sgabello, aspettando che la "posa...
A voi, cari concittadini, che accogliendo tanto benignamente la recitazione de' miei primi saggi teatrali, m'incoraggiaste nella faticosa via dell'arte drammatica, dedico questo componimento come quello che appo voi s'ebbe il maggior encomio. Finchè non mi mancherete del vostro favore il mio coraggio non verrà meno, e non risparmierò nuove fatiche tentando mai sempre di far meglio...
Suonaron le dieci, lentamente, nell¿ombra. Poco dopo i rintocchi si ripeterono più decisi, più rapidi nell¿anticamera. Enrico, dopo avere alcun tempo indugiato origliando tra i due battenti socchiusi, entrò cautamente nella stanza, avvolta in una densa penombra verdognola. L¿aria v¿era un pö viziata, benché un diffuso profumo, misto di violetta, d¿acqua di Colonia e di tabacco, vi signoreggiasse: v¿era quell¿odore speciale, direi quasi organico, che ànno le camere dove qualcuno abbia lungamente dormito; e un respiro lieve e alquanto irregolare annunziava appunto che una persona vi dormiva ancora serenamente in braccio all¿onda dei sogni mattutini.
Lettera pubblicata dal Messaggero il 29 gennaio 1897. Merlino apre la polemica a proposito delle elezioni politiche che si sarebbero tenute nel marzo di quell'anno. Signor direttore, Da parecchie parti mi vien domandato se son di parere che si debba prender parte o no alle elezioni politiche. Nel numero di oggi del Messaggero leggo che anche in una riunione tenuta a Senigallia, si interpretò variamente quello che io dissi in proposito, in una conferenza a Napoli. Ora è manifesto che non importa punto sapere come io la pensi: importa invece moltissimo sapere quale delle due opinioni ¿ quella favorevole o quella contraria alla partecipazione alle elezioni ¿ sia la vera. E questo è quell...
Scrivo queste pagine con disgusto, con rivolta dell¿anima: ma le scrivo colla coscienza serena, dopoché per più giorni, tentando il possibile, resistendo a provocazioni che avrebbero stancata la pazienza di un santo, ho sperato di evitare a me stesso la fatica amara di doverle scrivere. Tentativo di speranza di cui nessun merito avrei, se proseguissi un qualunque interesse mio o mi tentasse qualsiasi povera ambizione: perché sol chi vuol salire, naturalmente desidera trovar meno aspri i gradini. Ma, finito appena sia il compito, che verso il Paese m¿imposi, so di poter dimostrare la mia ambizione sola qual era...
Dopo la nostra vittoria alle Curzolari, altrove descritta, fummo costretti a segnar la pace colla Porta Ottomana; e per ottenerla, dovemmo cedere il più bel possesso, che avessimo nel Mediterraneo, il regno di Cipro con altri stabilimenti marittimi. Chi non istupirà di un tal fatto? Potevasi mai credere, che così andasse a riuscire un¿azione tanto celebrata nelle bocche degli uomini, che avea portate il terrore nel Serraglio, nel Divano e in tutta Costantinopoli, e che avea perfin costretto il monarca a fuggire, sul dubbio che o il nemico gli occupasse la capitale, o il popolo gli si rivoltasse?
Salotto in casa di Silia Gala, bizzarramente addobbato. In fondo, grande porta vetrata olandese, di vetri rossi scompartiti su intelajatura bianca che s'apre su due bande, scorrendo di qua e di là entro la parete. Aperta, lascia scorgere di là il salotto da pranzo. - La comune è nella parete sinistra, dove è anche una finestra. Nella parete di destra é un camino; sulla mensola di esso, un orologio di bronzo. Presso il camino, un uscio...
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