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  • av Viani Lorenzo
    328,-

    L¿«Apua» è stata una «Compagnia» uccisa dalla guerra. Anche se il poeta Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, che ne fu il Generale, non avesse trovato nella morte la quiete ai lunghi travagli della sua tragica vita, l¿«Apua», manipoletto di gente eroica, sarebbe finita ugualmente. Perchè oggi, al gelo di questo realismo, non poteva più vivere un pugno di uomini di matura età che di continuo corresse dietro a fantasie di eroismo, di poesia e di gloria! Negli ultimi giorni della sua vita il poeta, benchè avesse l¿anima bruciata, non illuminata da una fiamma d¿amore scriveva: «La nostra è stata una grande illusione eroica. Io, quietato il mio spirito, salirò sul cavalbianco...

  • av Giovanni Pascoli
    328,-

    Triste il convito senza canto, come tempio senza votivo oro di doni; ché questo è bello: attendere al cantore che nella voce ha l'eco dell'Ignoto. Oh! nulla, io dico, è bello più, che udire un buon cantore, placidi, seduti l'un presso l'altro, avanti mense piene di pani biondi e di fumanti carni, mentre il fanciullo dal cratere attinge vino, e lo porta e versa nelle coppe;

  • av de Amicis Edmondo
    328,-

    UN mugnajo, venuto a morte, non lasciò altri beni ai suoi tre figliuoli che aveva, se non il suo mulino, il suo asino e il suo gatto. Così le divisioni furono presto fatte: nè ci fu bisogno dell'avvocato e del notaro; i quali, com'è naturale, si sarebbero mangiata in un boccone tutt'intera la piccola eredità. Il maggiore ebbe il mulino; Il secondo, l'asino; E il minore dei fratelli ebbe solamente il gatto. Quest'ultimo non sapeva darsi pace, per essergli toccata una parte così meschina.

  • av Porati R. A.
    328,-

    Siamo nel 1778 in un dopopranzo del mese di maggio. Il sole compie la luminosa curva sul sereno orizzonte; la primavera brilla splendida nel suo clima temperato, ne' suoi balsamici effluvii. I corsi di Milano presentano un aspetto lieto, pressochè festevole; notasi un movimento tranquillo di gente e di carrozze che sembrano convenire tutte in un punto solo. Sono i felici del nostro mondo elegante che recansi a diporto nei pubblici giardini ove un corpo di musica saluta con melodiosi concenti lo schiudersi della stagione dei fiori. Là si respira un'aria fragrante che porta la salute nei petti ed una grata armonia alle orecchie. Allorquando il zeffiro che scherza dolcemente infra le fr...

  • av Farina Salvatore
    328,-

    A ventidue anni Donato è un bel giovane bruno; sa tirar di sciabola e di pistola, caracollare con grazia sopra un cavallo, infilar come saetta le vie di Milano sul velocipede, e sa all'occorrenza camminare a piedi senza dinoccolar le gambe per far pompa d'una disadattagine che è l'ultima parola dell'arte del perfetto cavallerizzo. A ventidue anni Donato, non ostante il contagio della città dove vive da un pezzo, si è serbato figlio e fratello tenerissimo, adora la canizie del suo vecchio padre e non immagina al mondo cosa più soave della testolina bionda della sorella. Or ecco perchè il vecchio Norberto e Mariuccia in quella calda sera di luglio si lasciano rubare i sospiri dalla brezza s...

  • av Gori Pietro
    328,-

    Non c'è rimedio ¿ pensavo tra me nei primi giorni di solitudine, entro il carcere giudiziario di Livorno ¿ se la cosa va per le lunghe, sento che qualche delitto finirò col commetterlo da vero. Detto fatto. Il delitto, ormai, è commesso. Vogliamo muovere in compagnia, o amici lettori, alla ricerca delle responsabilità nel commesso reato? Sentite. Il mandato di cattura fu spiccato (oh infame gergo curiale)! dall'ecc.mo signor giudice istruttore presso il Tribunale di Livorno il 12 Maggio 1890, in virtù dell'art. 190 e 63 del Codice Penale Italiano e relative disposizioni di coordinamento, e col pretesto di un'altra mezza dozzina di reati, più o meno politici, che mi si attribuivano.

  • av Gentile Anna Vertua
    328,-

    Seduta a la piccola, elegante scrivania, presso l'ampia finestra aperta, Lucia, con la penna sospesa su 'l foglio, guardava fuori i rami dell'ippocastano, che scossi dall'aria degli ultimi giorni di marzo, ondeggiavano nell'azzurro le grosse umide gemme, scintillanti al sole come bottoni di color roseo dorato.

  • av Dossi Carlo
    328,-

    Sempre diritto ¿ rispose al conte Rinucci il vetturino, indicàndogli colla punta della frusta la bianca strada che, dinanzi a loro, montava, montava, internàvasi in un folto pineto e, serpeggiante ricompariva nell'interrotto fogliame ¿ sempre diritto, voi non potete sbagliare. ¿ Rinucci consultò l'orologio. Fra una mezz'ora la vettura doveva raggiùngerlo: proprio il solo tempo, stretto e necessario ¿ come aveva già tartagliato nel suo gergo gallo-tedesco il camiciotto azzurro...

  • av Vivanti Annie
    328,-

    - Lasciamo fare a Madre Natura, - disse Mr Williams, il medico di campagna, uscendo dalla camera della sofferente e chiudendo cautamente l'uscio dietro di sè. E battè sulla spalla del marito, accasciato su una seggiola nel corridoio col capo tra le mani: - Lasciamo fare a Madre Natura. Francis Harding alzò la fronte su cui cadevano scomposti i capelli già biancheggianti. - Ma non c'è pericolo?... - e fissò gli occhi rossi dalle veglie e dal pianto sul suo vecchio amico e collega. - Niente! Niente pericolo, - disse il dottor Williams allegro e bonario; - e voi, mio buon Frank, andate a passeggio. - Quanto durerà ancora? - interrogò il marito. - Quattro o cinque ore.... o sei, - disse ...

  • av Abba Giuseppe Cesare
    328,-

    Storia dei Mille

  • av Luigi Pirandello
    328,-

    Studio la gente nelle sue più ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello che manca a me per ogni cosa ch'io faccia: la certezza che capiscano ciò che fanno. In prima, sì, mi sembra che molti l'abbiano, dal modo come tra loro si guardano e si salutano, correndo di qua, di là, dietro alle loro faccende o ai loro capricci. Ma poi, se mi fermo a guardarli un po' addentro negli occhi con questi miei occhi intenti e silenziosi, ecco che subito s'aombrano. Taluni anzi si smarriscono in una perplessità così inquieta, che se per poco io seguitassi a scrutarli, m'ingiurierebbero o m'aggredirebbero. No, via, tranquilli. Mi basta questo: sapere, signori, che non è chiaro né ce...

  • av Colombi Marchesa
    328,-

    Ed ora, signori lettori, che ci siamo reciprocamente presentati scambiandoci le carte da visita, come si usa tra le persone ammodo quando non hanno la fortuna di potersi vedere, tiro via colla mia storia. Non vanto illustri avi, nè sono figlio di paltonieri. Appartengo all'umile classe dei borghesi. Non sono nè ricco nè povero. Ho trent'anni. Quattro anni sono mi accesi d'una grande passione; feci le debite pazzie, e poichè le donne sogliono misurare e compensare l'amore a seconda delle pazzie che fa fare, fui, come di ragione, riamato. E per quella volta la donna mia non prese abbaglio, dacchè io l'amassi davvero con un trasporto che non avevo mai conosciuto prima. Napoleone III o non...

  • av Rastrelli Modesto
    328,-

    Tra le molte eresìe che hanno lacerato il seno della Cattolica Chiesa, una ve ne è stata nel III. Secolo propagata dall¿empio Manete chiamato Curbico di origine Persiano, e da esso detta de¿ Manichei, che non ostante la severità delle leggi politiche ed ecclesiastiche non fu mai sì totalmente estirpata e distrutte, che di tempo in tempo sotto qualche aspetto, non tornasse a ripullulare. La Setta degli Albigesi nel decimoterzo secolo fu come l¿ammasso di tutti i differenti rami del Manicheismo, e sin dall¿anno 1204. trovavasi molto diffusa nella Linguadoca, in Provenza, nel Delfinato, e in Aragona.

  • av Faldella Giovanni
    328,-

    Le Figurine

  • av Grazia Deledda
    328,-

    Melchiorre Carta saliva la montagna, ritornando al suo ovile. Era un giovane pastore biondastro, di piccola statura; una ruga gli si disegnava fra le sopracciglia folte e nere, che spiccavano nel fosco giallore del suo volto contornato da una rada barbetta rossiccia. Anche la sopragiacca di cuoio del suo costume era giallognola, e il cavallino che egli montava era rossastro, tozzo, angoloso e pensieroso come il suo padrone. Melchiorre era un giovine di buoni costumi e d'ottima fama; molto spensierato ed allegro non lo era mai stato, ma da qualche tempo si mostrava più taciturno del solito, e si sentiva quasi malvagio, perché sua cugina Paska lo aveva abbandonato alla vigilia delle loro ...

  • av Grazia Deledda
    328,-

    Per San Michele la famiglia Bilsini cambiò di casa ed anche di terra. Era una famiglia numerosa: cinque figli maschi, la madre vedova, e uno zio di lei, che, sebbene mezzo paralitico e senza un soldo di suo, poteva dirsene il capo. Appunto per i consigli dello zio Dionisio, i Bilsini avevano venduto la loro piccola proprietà per prendere in affitto un vasto fondo, già antico feudo gentilizio che, di decadenza in decadenza, acquistato in ultimo a vile prezzo da un fabbricante di scope, veniva da questi concesso a modestissime condizioni annuali: cento dieci lire la biolca, due capponi, quaranta uova d'inverno e un cestino d'uva da tavola per l'estate. Da anni questa terra giaceva in abb...

  • av Grazia Deledda
    328,-

  • av Bertacchi Giovanni
    328,-

    Una bella che passi in bruna vesta sull'ampio sfondo d'una verde plaga, nel mestissimo autunno, è la più vaga cosa del mondo: la più vaga e mesta. Io così voglio una stanca figura che sia preludio a' miei sognanti temi, e che passi evocata in gonna scura qui, sul primo confin de' miei poemi. Tu verrai meco ove l'ottobre espande morenti aromi e tinte vaporose: il luogo e l'ora delle grandi cose è là, nel verde inconsolato e grande.

  • av Spaventa Silvio
    328,-

    «È mio intendimento divenire un grande poeta, e morire in tale impresa a cui mettono capo tutte le mie idee... Del resto, io non so altro, e non mi rivedrete a Torino che cinto d¿alloro e vecchio». Queste parole, che sonerebbero di folle presunzione anche in chi avesse consacrato tutta la vita agli studi e destato qualche aspettazione di sè con lavori di non piccolo grido, erano scritte da Vittorio Alfieri trentenne, nell¿inizio dei suoi tentativi letterari, all¿amico Tommaso Caluso di Valperga, con la più salda fede e la maggiore serietà del mondo.

  • av Ferretti Viola Emilia
    328,-

    Una fra tante

  • av Nievo Ippolito
    328,-

    Per l'appunto allora nella più selvatica Giudicaria dell'isola viveva il barone Camillo di Nicastro; viveva, in barba ai dolcissimi tempi, tutt'altro che beato. Il suo castello per la qualità del paese era grande e magnifico; le torricelle non gli pencolavano addosso con troppo amore, nè i colombi temevano di posare sulle grondaie; la scala aveva quasi tutti i suoi gradini, e due sole finestre perdevano le imposte; del resto tutti i boschi, tutte le montagne, tutti i seminati che si scoprivano dal più alto abbaino ingrassavano la Baronia di Nicastro, e gli avi remoti o per avarizia o per orgoglio, o per accidia aveano legato al loro ultimo rampollo un cassone pieno raso di belle monete; d...

  • av G. Harvey Ralphson
    381,-

    "Boy Scouts in the Northwest: Fighting Forest Fires" by G. Harvey Ralphson takes readers on an action-packed journey with a group of Boy Scouts as they courageously battle raging forest fires and demonstrate their commitment to saving lives and protecting their natural surroundings.Set against the backdrop of the breathtaking and treacherous Northwest wilderness, this gripping narrative introduces a team of dedicated Boy Scouts who find themselves facing an unprecedented crisis. As a series of devastating forest fires threaten to consume the land, the scouts step up to join the ranks of the brave firefighters and work tirelessly to contain the inferno.With a blend of camaraderie, resourcefulness, and unwavering determination, the scouts showcase their ability to think on their feet, adapt to challenging conditions, and put their skills to the test. As they maneuver through smoke-choked landscapes, navigate dangerous terrains, and confront the unpredictable nature of wildfires, they embody the true spirit of service and selflessness.Amid the chaos and danger, the scouts forge strong bonds with their fellow firefighters and develop a deep appreciation for the power of nature and the importance of preserving the environment. Through their efforts, they not only battle the flames but also inspire those around them with their resilience, bravery, and sense of purpose."Boy Scouts in the Northwest: Fighting Forest Fires" not only offers a thrilling adventure but also conveys meaningful themes of environmental stewardship, community, and the impact that individuals can have in times of crisis. The scouts' commitment to protecting the land and the lives of those affected by the fires serves as a powerful reminder of the importance of coming together for the greater good.G. Harvey Ralphson's captivating storytelling transports readers into the heart of the firestorm, allowing them to experience the challenges, dangers, and triumphs of firefighting firsthand. Through the scouts' experiences, readers are encouraged to reflect on their own roles in safeguarding the environment and supporting their communities.In summary, "Boy Scouts in the Northwest: Fighting Forest Fires" invites readers to join a group of Boy Scouts as they battle ferocious forest fires in the Northwest wilderness. The scouts' resilience, bravery, and dedication to protecting both nature and human lives serve as an inspiring example of the impact that individuals can have when they unite in the face of adversity.

  • av Grazia Deledda
    328,-

    Dopo la morte della vecchia donn'Anna, sistemati gli affari, Paolo Velèna prese con sè la piccola nipote e, com'era stabilito, la condusse ad Orolà, presso la sua famiglia. Orolà è una piccola sotto-prefettura sarda, nella provincia di Sassari. Città fiorentissima sotto i Romani, decaduta poi per le scorrerie dei Saraceni, risorse sotto il dominio dei Barisone, giudici o re di Torres, e si mantenne forte sino all'abolizione dei feudi in Sardegna, avvenuta nella prima metà di questo secolo. Nel censimento delle popolazioni sarde, fatto da Arrius, illustre ploaghese che visitò le 42 città dell'isola ai tempi del console Marco Tullio Cicerone (116-43 a. C), Orolà figurava per centomila abi...

  • av Cagna Achille Giovanni
    328,-

    Non sono ancor trascorsi molti anni che in Brescia nelle tarde ore della notte, in una via poco frequentata, udivasi di sovente il suono di un pianoforte eccitato da una mano maestra. Erano melodie spontanee soavemente malinconiche, vibrazioni patetiche che scorrendo sull'aria quali folate armoniche, andavano perdendosi lamentosamente a guisa di zeffiro che destandosi vigoroso ed ardito si smarrisce tra i fogliami delle siepi, e muore alitando un flebile sospiro. Non era difficile l'accorgersi che quelle soavi modulazioni erano prodotte da un'abile mano che rispondeva interprete ad un gentilissimo sentire

  • av Italo Svevo
    328,-

    EMMA, vestita tutta di nero, lavora al tavolino su un panno anch'esso nero. ANNA pur essa vestita di nero guarda dalla finestra. Poi RITA. ANNA (urla) Rita! Rita! Ma vieni dunque. (Si sporge per veder meglio.) Presto! Presto! Oh, la maledetta bestia! Li ha già tutti in bocca. È finita. (Va velocemente verso la porta di fondo, ma prima di arrivarci s'arresta.) Già non arrivo in tempo. (Ritorna alla finestra.) Povere bestiole! La colpa è mia, tutta mia. RITA Lei mi chiamava? ANNA È da un'ora che grido e ti chiamo e tu arrivi qui con quell'aria melensa. In giardino a quest'ora c'è la pace. Sono stati divorati tutti. RITA Divorati? Chi? ANNA (quasi piangendo). Gli uccellini. I poveri pa...

  • av Martini Ferdinando
    328,-

    In che anno per l¿appunto non so, ma certamente fra il 1805 e il 1808, in una fresca mattina sul finire di settembre, Sua Eccellenza il Consigliere Vincenzo Martini un tempo Segretario del Regio Diritto, più tardi Luogotenente generale di Pietro Leopoldo nel governo dello stato e città di Siena, ora Ministro per l¿interno di S. M. la Regina d¿Etruria agiatamente seduto in una comoda berlina, partiva da Firenze per la villa di Monsummano secolare abitazione dei suoi maggiori. Gli avrebbero rallegrato colà le annuali vacanze, gaie conversazioni di amici, gare poetiche di arcadi signorotti ed abati e, più gradito allora d¿ogni passatempo autunnale, la tesa del paretaio, la caccia al raperin ...

  • av de Amicis Edmondo
    240,-

    IL PRIMO GIORNO A PARIGI Parigi, 28 giugno 1878 Eccomi preso daccapo a quest'immensa rete dorata, in cui ogni tanto bisogna cascare, volere o non volere. La prima volta ci restai quattro mesi, dibattendomi disperatamente, e benedissi il giorno che ne uscii. Ma vedo che la colpa era tutta mia, ora che ci ritorno ¿. composto a nobile quiete, perchè guai a chi viene a Parigi troppo giovane, senza uno scopo fermo, colla testa in tumulto e colle tasche vuote! Ora vedo Parigi serenamente, e la vedo a traverso all'anima d'un caro amico, che mi fa risentire più vive e più fresche tutte le impressioni della prima volta. Ed ecco quelle del primo giorno, come le può rendere una mente stanca e u...

  • av Alfieri Vittorio
    240,-

    A Che m¿insegui, o sanguinosa, irataD¿invendicato Padre orribil¿Ombra?Cessa,... mi lascia,... và; le Stigie rive,Vanne, Tieste, ad abitar ritorna.Tutte ho in sen le tue Furie; entro mie veneScorre pur troppo il sangue tuo; nè forzaÉ ch¿io ti veggia a rimembrarlo: Figlio...

  • av Paul Feval
    341 - 448,-

  • av Theophile Gautier
    289,-

    "Jean et Jeannette" de Théophile Gautier est une charmante nouvelle qui capture les joies et les tourments de la jeunesse et de l'amour. L'histoire tourne autour de deux jeunes protagonistes, Jean et Jeannette, qui sont éperdument amoureux l'un de l'autre.Le récit se déroule dans un cadre champêtre et idyllique, où les deux amoureux vivent des moments simples mais significatifs. L'auteur peint un tableau vivant de leur romance naissante, mettant en avant les émotions intenses et les promesses de l'amour jeune.Cependant, malgré leur affection mutuelle, des obstacles se dressent sur leur chemin, mettant à l'épreuve leur dévouement. L'histoire explore les thèmes de l'amour pur, de la fidélité et de la persévérance, tout en capturant la magie des premiers émois amoureux.

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