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  • av Niccolo Palmeri
    328,-

    Ove non siasi eseguita la prima aratura dei maggesi nel mese di dicembre, il che accade di rado, si pratica nel principio di questo mese. Si sarchiano (zappulianu) i frumenti e gli orzi che hanno già messo quattro e più foglie. Si zapponano le fave cresciute un mezzo palmo, e le lenti. Si arano per la prima volta le risaje. È in questo mese che da molti si pianta la vite. Si potano le pergole. Si pianta il sommacco, situando le barbatelle a distanza di un palmo e mezzo, di due palmi fra loro, e si zappa;

  • av Paolo Valera
    328,-

    Le belle, deliziose serate che passammo! Io entrava nel vostro salotto solferino-pallido, le guancie imporporate di timidezza, il cuore commosso, sfiorando i ricchi tappeti per sorprendervi il pensiero che mi chiamava alla sfuriata dei baci. Voi, spruzzata da un bagliore crepuscolare, inchinata sulla tastiera, le pupille lampeggianti nella dolcezza lattea, sprigionavate un sospiro che era tutta una promessa e, colle bianche manuccie che affoltavate nel mucchio dei miei capelli selvaggi, mi soffocavate la bocca sulla bocca. Quale sorgente inesauribile misteriosa di voluttà. Voi suggevate perdendovi e io vi rimanevo perduto.

  • av Giuseppe Rovani
    328,-

    Sono trascorsi sedici anni. Saltano fanciulli e parlano adolescenti di cui i genitori nel 1750 o non si conoscevan tra loro affatto, o non sapevano di dover diventare marito e moglie, o i loro nomi non erano stati ancor gridati da nessuna balaustra di altar maggiore; son giovinotti maturi quelli che alla metà del secolo, non avendo che venti anni, eran chiamati fanciulli dai giovinotti maturi del loro tempo. Le belle donne che, allora nella canicola dei venticinque anni, facevano girar la testa a chi le avvicinava, ora hanno varcato il quarantesimo anno, e qualche ruga incipiente ha fatto cadere, a loro dispetto, il termometro fin quasi a zero;

  • av Luigi Lucatelli
    328,-

    GENTILI signore, egreggi signori e amabilissimi rigazzini, Prego lorsignori, prima di tutto di ariflettere che, tanto io che loro, è la prima volta che sentiamo parlare Oronzo in pubblico: nun so che impressione ci faccia a loro. A me mi fa una impressione curiosa assai. Lorsignori mi faccino una cortesia: prendano un coccodrillo, magari usato, vi aggiuntino una tigre con un dente cariato o, sia detto con sopportazione, un suino disilluso, mischino il tutto servino caldo.

  • av Saverio Merlino
    328,-

    Benché il Direttore di questa Rivista mi permetta di esporvi liberamente i principi anarchici ¿ della qual cosa mi faccio un dovere di ringraziarlo ¿ tuttavia la natura stessa della pubblicazione dove il mio studio appare, m'impone una grande brevità. Sono dunque obbligato a passar sotto silenzio le teorie collaterali, d'altronde assai note, dei mutualisti americani, dei collettivisti anarchici spagnoli, del Most e di altri per restringermi alla dottrina comunista anarchica, che è la dominante e, secondo me, la piú profondamente anarchica. Per i ragguagli necessari ho certamente attinto alle fonti; ma non mi reputo obbligato a riprodurre fedelmente tale o tal altro sistema preconizzato.

  • av Giuseppe Rovani
    328,-

    Nel tempo in cui Beauharnais diede quella festa, che fu l'ultima del regno italico, la gloria e la potenza di Napoleone avevano raggiunto il loro apogeo. L'adulazione dei letterati cesarei, che si eran fatti imprestare dal Giove d'Omero i classici predicati d'Ottimo e di Massimo, per darli a Napoleone, rappresenta compiutamente quel periodo. Al pari e più di Nabuccodonosor, esso allora poteva dire: Non son più re, son Dio. Ma è una legge eterna della natura e dell'umanità che il grado massimo delle cose sia transitorio. Bonaparte impiegò quindici anni a toccare il vertice supremo d'una onnipotenza umana, che quasi rendea l'ideale dell'onnipotenza divina; ma in quindici mesi tutto precipitò.

  • av Grazia Deledda
    328,-

    Cenere

  • av Salvatore Farina
    328,-

    ¿Infine ho la coscienza di non essere perversa, e se scendo in fondo al cuore, trovo che sarei capace di far la moglie come le più brave. Ma che colpa ne ho io se quest'uomo non mi sa prendere, se non se ne dà nemmeno pensiero, se non mi ama? Non mi ama, e non solo non mi ama, ma non mi ha amato mai! Quasi quasi me lo diceva in faccia, perchè è schietto ed abborre le simulazioni, il signor marito. Gli ho risposto, come andava fatto, che a me non ne importa un bel nulla e che alla fin dei conti siamo pari, perchè neppure io l'amo nè l'ho amato mai¿ Ed ora finalmente tutto sta per finire fra di noi, il mondo è largo, e dei Leonardi e delle Erneste ce ne possono vivere molte paia senza che ...

  • av Pietro Metastasio
    328,-

    Il crudelissimo Astiage, ultimo re de¿ Medi, in occasione del parto della sua figliuola Mandane, dimandò spiegazione agl¿indovini sopra alcun suo sogno, e gli fu da loro predetto che il nato nipote dovea privarlo del regno: ond¿egli, per prevenir questo rischio, ordinò ad Arpago che uccidesse il picciolo Ciro (ché tal era il nome del nato infante), e divise Mandane dal consorte Cambise, rilegando questo in Persia e ritenendo l¿altra appresso di sé, affinché non nascesser da loro, insieme con altri figli, nuove cagioni ä suoi timori. Arpago, non avendo coraggio di eseguir di propria mano così barbaro comando, recò nascostamente il bambino a Mitridate, pastore degli armenti reali, perché l...

  • av Nello Roselli
    328,-

    La personalità di Pisacane nella nostra storia politica è di quelle che disorientano per la loro molteplicità. C'è da un verso il soldato colto e studioso che considera il risorgimento d'Italia quale un problema spiccatamente militare; c'è dall'altro lo scrittore che ne sottolinea le premesse e le inderogabili finalità di rivoluzione integrale. C'è il mazziniano puro di Sapri; il socialista e il nazionalista; l'aristocratico e il transfuga della sua classe sociale; l'uomo romantico e l'ammirator di Cattaneo.

  • av Luigi Capuana
    328,-

    C'era una volta una fornaia, che aveva una figliuola nera come un tizzone e brutta più del peccato mortale. Campavan la vita infornando il pane della gente, e Tizzoncino, come la chiamavano, era attorno da mattina a sera: - Ehi, scaldate l'acqua! Ehi, impastate! - Poi, coll'asse sotto il braccio e la ciambellina sul capo, andava di qua e di là a prender le pagnotte e le stiacciate da infornare; poi, colla cesta sulle spalle, di nuovo di qua e di là per consegnar le pagnotte e le stiacciate bell'e cotte. Insomma non riposava un momento.

  • av Emilio Salgari
    328,-

    ¿ Sette!... ¿ Cinque! ¿ Undici! ¿ Quattro! ¿ Zara!... ¿ Corpo di trentamila scimitarre turche! Che fortuna avete voi, signor Perpignano! Sono ottanta zecchini che mi guadagnate in due sere. Ciò non può durare! Preferisco una palla di colubrina in corpo e per di più una palla di quei cani di miscredenti. Almeno non mi scorticherebbero dopo presa Famagosta. ¿ Se la prenderanno, capitano Laczinki. ¿ Ne dubitate, signor Perpignano? ¿ Sì, almeno per ora. Finchè abbiamo gli schiavoni, Famagosta non verrà presa. La Repubblica Veneta sa scegliere i suoi soldati. ¿ Non sono polacchi. ¿ Capitano, non offendete i soldati dalmati. ¿ Non ne ho avuto alcuna intenzione, tuttavia se qui vi fos...

  • av Luigi Capuana
    328,-

    Sono passati tanti anni, ma ancora ricordo lucidamente i più minuti particolari di questo episodio della mia vita. I cavalli scalpitavano impazienti nella strada, un po' distante dalla porticina dell'orto dove io stavo a origliare. Sentivo, di quando in quando, il rumore delle catenelle e di tutti gli arnesi a ogni scossone che i poveri animali accompagnavano con una specie di sternuto. Mi pareva impossibile che non nitrissero, e col pensiero li ringraziavo della intelligente riserbatezza mostrata in quel punto.

  • av Nino Martoglio
    381,-

    La luna è china: vui, di lu barcuni, bedda, di longu a longu, la guardati: lu sacciu, 'ntra la luna vui circati l'amanti ca si dunanu vasuni! Passanu l'uri e non vi nn'addunati ch'è notti e chi astutaru li lampiuni, non v'addunati ca misu a 'sta gnuni vi guardu 'ntra l'ucchiuzzi 'nnamurati. Chi siti bedda!... Non vi nni trasiti!...

  • av Giuseppe Giacosa
    328,-

    Come le foglie

  • av Pietro Aretino
    328,-

    Io vorrei dir la donna ch'ebbe il vanto di leggiadra et angelica bellezza, la qual l'amato ben sospirò tanto che depose la gioia e l'alterezza, et imparato a pianger con quel pianto che ad altri insegnò già la sua durezza: Medor pur chiama in suon languido e fioco, che non l'ascolta e 'l suo mal prende a gioco.

  • av Giosue Carducci
    328,-

    Lodiamo di buon animo i buoni pensieri ne' due scritti del dott. C., intitolati I beni della letteratura e I mali della lingua latina, intorno agli offici delle lettere e dei letterati, intorno alle pessime condizioni dell'educazione letteraria qual fu e qual è in parte ancora fra noi e alla necessità di una educazione piú veramente civile. Ma noi amiamo e desideriamo il vero in tutto e per tutto: noi, abborrendo dalle comode declamazioni, crediamo non si possa comprendere in un odio e uno spregio sistematico tutto intero un secolo, tutta intera una letteratura, senza dissimulare molti fatti, senza sforzare molte illazioni, senza falsare molti giudizi; e, quando procedesi con buona fede ...

  • av Luigi Arnaldo Vassallo
    328,-

    Il marchese Alfonso Orlandi, uomo di tatto se non di spirito, subito si era accorto che ci faceva la parte del terzo incomodo: per ciò, passati neppure dieci minuti in ciarle inconcludenti, si alzò dalla poltrona, e con l'inchino misurato del gentiluomo corretto, porse la mano guantata alla bella padrona di casa.

  • av Aleardo Aleardi
    526,-

    Pria che sulle infelici artiche terre Scenda la notte al morïente autunno Col suo buio di mille ore; sul lembo Dell¿orizzonte, pari ad un fuggiasco, Va circolando il sol per lunghi giorni D¿imminente tramonto: e poi ch¿è spenta L¿ultima larva de la faccia d¿oro, Un incessante vespero scolora L¿onda e le terre, e l¿aquilon ricopre...

  • av Giulio Carcano
    328,-

    Che sarebbe mai la vita, se l'uomo non portasse con sè quella consolazione che da nessuna filosofia gli può esser data, ma ch'è più vera d'ogni filosofia, la speranza del bene? E dove andrebbe il figliuolo del povero a cercar la ragione della onestà e del coraggio, la sua allegrezza e la sua pace, la forza della fatica, l'affetto de' suoi, se non avesse la speranza, quella virtù bella come la fede, forte come l'amore?¿ Ah sì, tutti dal primo all'ultimo, dobbiam respirare e soffrire per qualche cosa di più grande, dì più vero, che non sia la giustizia di questo mondo

  • av Luigi Alamanni
    381,-

    Or mentre questi e quelli in tale stato han l¿uno stuolo e l¿altro ricondotto, già il re Rion securo era arrivato col miser Galealto a Lancilotto; a cui nessun narrar l¿acerbo fato non s¿avea per timor l¿animo indotto; però, qual nuovo inaspettato danno, più doglioso gli apporta e crudo affanno. Il qual sempre restato era, dapoi che ¿l suo diletto amico era partito....

  • av Paolo Emiliani Giudici
    381,-

    ¿ O che miracolo è egli questo? ¿ disse Beppe Arpia alzandosi dal seggiolone posto innanzi ad un banco ingombro di fogli, e correndo incontro ad un uomo, che, aperto l'uscio, s'era fermo in sulla soglia. ¿ Quanto tempo è che non ci siamo visti! Gli è un secolo. ¿ Buon giorno, Giuseppe ¿ disse l'altro stendendogli la mano e rimanendo pur sempre ritto sulla soglia dell'uscio. Sembrava piú ombra che uomo. Alto di persona, scarne le membra, strette le spalle, adunco il naso ed acuto, larga la bocca, grossi gli occhi prominenti e con le palpebre inferiori rovesciate in guisa che li contornavano d'una striscia sanguigna; livida la pelle, incavate le guance, rasi e neri i capelli, rasa la barb...

  • av Daniel Defoe
    355,-

    L¿usato proverbio detto in tante occasioni nell¿Inghilterra: Mal nell¿osso, incurabile, non si è mai verificato meglio che nella storia della mia vita. Ognuno si avrebbe immaginato che dopo trentacinque anni d¿angosce, dopo una serie di variate calamità, per cui ben pochi uomini, se pur ve ne furon mai, sono passati; dopo sett¿anni trascorsi nell¿abbondanza di tutte le cose, venuto già vecchio e avendo sperimentate, bisogna certo convenirne, tutte le possibili condizioni della vita di un privato, dopo tutto ciò ognuno si avrebbe immaginato che la mania de¿ viaggi manifestatasi in me, come raccontai, con tanta violenza sin dal primo istante che entrai nel mondo, fosse omai domata; che la p...

  • av Daniel Defoe
    408

    Nacqui l¿anno 1632 nella città di York d¿una buona famiglia, benchè non del paese, perchè mio padre, nativo di Brema, da prima venne a mettere stanza ad Hull; poi venuto in buono stato col traffico e lasciato il commercio, fermò sua dimora in York; nella qual città sposò la donna che fu poi mia madre. Appartiene questa alla famiglia Robinson, ottimo casato del paese; onde io fui chiamato da poi Robinson Kreutznaer: ma per l¿usanza che si ha nell¿Inghilterra di svisar le parole, siamo or chiamati, anzi ci chiamiamo noi stessi e ci sottoscriviamo Crusoe, e i miei compagni mi chiamarono sempre così....

  • av Luigi Alamanni
    328,-

    Come i suoi biondi crin la bianca aurora sovra il Gange spiegando annunzia il giorno, il pio rettor dell¿Orcadi vien fuora dell¿albergo vicin con l¿arme intorno e cinto di pensieri ove dimora del re Britanno il padiglione adorno. Entrò soletto, e già il ritruova in piede; ch¿al bisogno comune ivi provvede.

  • av Luigi Alamanni
    328,-

    Dell¿oscura stagion la bianca aurora con le rosate man squarciava il velo, quando il gran re Britanno uscito fuora fa di trombe al romor tremare il cielo: ond¿ogni cavaliero all¿istess¿ora, ogni ardito guerrier con chiaro zelo truova l¿arme e ¿l destriero, ogni buon duce all¿ordine primiero i suoi conduce;

  • av George A. Warren
    381,-

    "The Banner Boy Scouts on a Tour" by George A. Warren is an engaging young adult novel that continues the exciting adventures of the Banner Boy Scouts as they embark on a captivating tour.The story follows the adventures of this dedicated group of Boy Scouts as they set out on a tour filled with new challenges and experiences. Along the way, they encounter a series of adventures, tests, and opportunities for growth. The Scouts must rely on their scouting skills, teamwork, and resourcefulness to overcome obstacles and make the most of their tour.George A. Warren's storytelling captures the spirit of scouting and outdoor exploration, providing young readers with an entertaining and educational experience. The novel emphasizes important scouting principles, including preparedness, leadership, and community service."The Banner Boy Scouts on a Tour" is not just an action-packed adventure but also a story that encourages young readers to embrace the outdoors, learn valuable life skills, and cultivate lasting friendships. It reinforces the positive impact of scouting on character development and personal growth.

  • av Marchese di Villabianca
    328,-

    Francesco Emanuele, terzo di questo nome, marchese di Villabianca. Egli è il marchese di Villabianca, oggi per divina munificenza vivente, nato in Palermo, sua patria, figlio del marchese D. Benedetto, secondo di questo nome, e di Cassandra Gaetani ed Alliata, sua genitrice. Uscì al giorno nel lunedì 12 di marzo 1720, rigenerato colle sagre acque lustrali nella parrocchiale chiesa di S. Giacomo la marina, tenuto in essa da Francesco Notarbartolo e da D. Angela Zati, iugali, barone e baronessa di S. Anna, come per fede battesimale registrata nel vol. 2° Nobiltà Emanuele, fogli 211 e 376.

  • av Gabriele d'Annunzio
    328,-

    Quelle horreur et quelle mort et quelles beautés nouvelles sont partout éparses dans la nuit? Quel vent prodigieux excite toutes les flammes en travail dans le firmament latin? Le jour est proche! Le jour est proche! O mes odes, filles rapides de la fureur et du feu, quel dieu, quel héros, quel homme exalterons-nous au jour certain? Je ne suis plus en terre d'exil, je ne suis plus l'étranger à la face blême, je ne suis plus le banni sans arme ni laurier. Un prodige soudain me transfigure, une vertu maternelle me soulève et me porte. Je suis une offrande d'amour, je suis un cri vers l'aurore, je suis un clairon de rescousse ...

  • av Lewis Carroll
    328,-

    Una cosa era certa: che il micino bianco non c'entrava affatto: la colpa era tutta del nero. Durante l'ultimo quarto d'ora Dina, la gatta madre, aveva lavata la faccia al micino bianco (operazione che il micino dopo tutto, aveva sopportato con dignità); era quindi chiaro che esso non aveva potuto aver parte nel misfatto. Il modo come Dina lavava la faccia ai figli era questo: prima teneva il poverino per l'orecchio con una zampa, e poi con l'altra gli stropicciava tutto quanto il muso, contro pelo, principiando dal naso; e proprio poco prima, come ho detto, era stata occupatissima col micino bianco, che se ne stava tranquillo e calmo tentando di far le fusa, certo col sentimento che tutt...

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