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Signore e Signori. Ogni volta che sento ragionare o sragionare di arte ¿ e a me accade spesso, bene o male, essa è il mio mestiere ¿ mi torna in mente una mirabile pagina di Francesco De Sanctis a proposito della Divina Commedia. Con arguta genialità, egli dimostra come Dante, volendo fare un'allegoria etico-religiosa, sia stato costretto dalla sua natura di poeta a ribellarsi contro il concetto astratto, a dargli forma viva e solida, a farne una creazione immortale. La favola lo scalda, lo soverchia ¿ egli dice ¿ e vi si lascia indietro come innamorato, nè sa creare a metà, arrestarsi a mezza via.
...Ciascuno vivendo della vita comune, ha una vita propria; e chi la trova nel pensiero, chi nell'arte, chi nel desiderio di gloria. Il popolo, questa grande parte dell'umanità, non conosce ancora la lotta dell'idea, nulla sa di arte e lo splendido fantasma della gloria non gli apparisce - eppure il popolo è l'uomo; l'uomo che soffre, ama, è felice, infelicissimo e deve avere una vita sua, una sua speciale manifestazione. L'ha; ed è il canto. Canta dappertutto - certo dove il sole lo riscalda, dove la luce lo inonda, dove il mare unisce la sua voce, il popolo canta di più, ma nel freddo e nebbioso nord, in quell'atmosfera grigia, il canto popolare si eleva a menomare la tristezza della vi...
Bello come l'Apollo di Fidia, come Milone di Crotona robusto, Cantoni, il coraggioso volontario di Forlì, destava l'ammirazione universale degli uomini quando alla testa de' suoi militi assaltava il nemico d'Italia, e quella delle donne,¿e le donne sì che sanno apprezzare il bello e valoroso uomo. Sulle donne dunque egli esercitava quel delizioso fascino contro cui non varrebbero le gelose mura degli harem, custodite dalle guardie di Neri e dagli Eunuchi del severo despotismo orientale, quel fascino che lega al destino del suo idolo la più debole, la più forte, la più virtuosa, la più depravata. ma comunque la più perfetta delle creature con cui Dio abbellì la famiglia degli esseri animat...
Convien risalire a quindici anni addietro, allorquando chi scrive trovavasi in quella età felice, in cui si è amici di tutto il mondo, e il mondo per contraccambio vuota con noi il sacco delle cortesie; età in cui la bile non è ancora uscita dal suo sacchetto a invelenir le vene, e il volto conserva le sue rose, e le influenze atmosferiche non fanno di noi quel che il rame fa delle rane scorticate; età in cui l'umore è sempre uguale e sempre lieto, e l'animo si apre a tutti, spensierato e fidente; età in cui sin la bruttezza ha la sua beltà;
Allorchè la folla fu quasi tutta uscita dalla platea e si riversava nella piazzetta, il banchiere Andrea Suardi era disceso dal suo palchetto in quarta fila a sinistra, ed usciva dal corridoio della prima, mettendo piede nell'atrio quasi nel punto stesso che il marchese F... faceva altrettanto, spuntando fuori dal corridoio della prima fila a destra. L'uno e l'altro erano vestiti come voleva la legge rigorosa del costume repubblicano: gran marsinone a larghe falde, ampia cravatta bianca con cappellone e coccardone. L'uno e l'altro avevano sessantott'anni per ciascuno;
Benché il Direttore di questa Rivista mi permetta di esporvi liberamente i principi anarchici ¿ della qual cosa mi faccio un dovere di ringraziarlo ¿ tuttavia la natura stessa della pubblicazione dove il mio studio appare, m'impone una grande brevità. Sono dunque obbligato a passar sotto silenzio le teorie collaterali, d'altronde assai note, dei mutualisti americani, dei collettivisti anarchici spagnoli, del Most e di altri per restringermi alla dottrina comunista anarchica, che è la dominante e, secondo me, la piú profondamente anarchica. Per i ragguagli necessari ho certamente attinto alle fonti; ma non mi reputo obbligato a riprodurre fedelmente tale o tal altro sistema preconizzato. ...
O voi che siete nel verace lume alquanto illuminati nella mente, ch¿è sommo frutto de l¿alto volume, Perchè vostra natura sia possente più nel veder l¿esser dell¿universo, guardate all¿alta commedia presente Ella il dimostra, e ¿l simile e ¿l diverso dell¿onesto piacere, il nostro oprare e la cagione che ¿l fa o bianco o perso.
¿ Mi fa' ridiri propriu di gran vogghia, caru Auturi, ju sugnu 'na figghia ca fu misa a lu munnu senza dogghia e abbannunata a unni pigghia pigghia... ¿ Nè circu, nè tiranti, nè 'nfascianna, nè vattïu, nè baria, nè minna...; chi nni voi di mia, matri tiranna, si non m'ha carculatu, omu di pinna?
Di Rodi Angel divino alla difesa AMEDEO chiama, e 'l guida in sul naviglio; Ma l'empia Aletto allor da tanta impresa De' suoi temendo l'ultimo periglio, Alla stretta città novella offesa Sveglia Ottomano a far, col suo consiglio; Ed egli di Sultana il cor piagato, La mostra vuol veder del campo armato
Nella luminosa e calda ora pomeridiana, il paesaggio napoletano aveva dormito assai, deserto, silenzioso, immobile sotto il leonino sole di agosto. Nella lunga siesta, da mezzogiorno alle quattro, nessuna ombra d'uomo si era veduta, apparendo e sparendo, sulla gran pianura verde dei Bagnoli; sulla larga via bianca, a sinistra, che viene da Posillipo, rasentando l'ultimo spalto di quella collina che è anche un capo, larga via che è la delizia di quanti amano Napoli, stranieri e indigeni, non una carrozza, non un carretto; non una carrozza, non un carretto sulla dritta via, chiamata di Fuorigrotta, e che ai Bagnoli trova il suo primo angolo, voltando per andare a Pozzuoli, a Cuma, a Baia; n...
Canzona de' confortini Berricuocoli, donne, e confortini! Se ne volete, i nostri son de' fini. Non bisogna insegnar come si fanno, ch'è tempo perso, e 'l tempo è pur gran danno; e chi lo perde, come molte fanno, convien che facci poi de' pentolini. Quando gli è 'l tempo vostro, fate fatti, e non pensate a impedimenti o imbratti:
Nel quale si fa la presentazione di Ciuffettino e della sua famiglia, e si lancia uno sguardo reverente alla culta città di Cocciapelata. Sedetevi intorno a me, figliuoli miei, e state ad ascoltare la veridica storia di Ciuffettino: quel ragazzo così celebre che nessuno di voi, ci scommetto, l¿avrà mai sentito neanche nominare. E perciò, mi par già di udire la domanda: ¿ Ciuffettino! toh! o chi era, Ciuffettino? Oh! bella! Ciuffettino era Ciuffettino. Un bambinetto alto quanto... eh no, il solito soldo di cacio non lo dico, neanche se mi bastonano.
Un alto e tetro silenzio era nella stanza di Cesare Dias. Egli stava seduto nel seggiolone di cuoio bruno, teneva appoggiati i gomiti sulla grande scrivania di legno scolpito e le due mani gli nascondevano gli occhi e la fronte: si vedean solo i capelli un pö scomposti e le labbra pallidissime sotto i mustacchi disfatti. Fuori, la triste giornata invernale declinava e tetre si facevano le ombre nell¿austera stanza, tetre intorno a quella immobile figura di uomo di cui, nell¿alto silenzio, parea non si udisse neanche il respiro. ¿ Eccellenza... ¿ mormorò una voce trepida. Cesare non si mosse: sembrava non avesse inteso. ¿ Eccellenza, perdonate... ¿ ripetette l¿esitante e tremula voce. ...
O figlia alma d'Egioco, leggiadro onor dell'acque, per cui le Grazie apparvero e 'l riso al mondo nacque;
Paola. Tu piagni, figliuola, e che ti senti tu? Corona. Nol sai, madre, senza che me lo chiedi? Paola. Se 'l sapessi giá, non tel dimandarei. Livia. Dicerottilo io, dapoi che le molte e abbondevoli lagrime t'interrompeno la voce. Corona. Taci lá tu, pazzarella, ché pur troppo è di soperchio a me sola questo cordoglio, senza che tu v'involvi dentro e lei ancora. Paola. Non siano parole tra voi! O tu, o tu me lo narri senza piú indugio. Corona. Piango la mala sorte di mio fratello Teofilo, a te figliuolo. Paola. È forse morto?
Oltre che già Rinaldo e Orlando ucciso molti in più volte avean de¿ lor malvagi, ben che l¿ingiurie fur con saggio aviso dal re acchetate, e li comun disagi, e che in quei giorni avea lor tolto il riso l¿ucciso Pinabello e Bertolagi; nova invidia e nov¿odio anco successe, che Franza e Carlo in gran periglio messe.
O primavera di Barbagia, io torno Alle tue tanche, tra il fiorir del cisto E del prunalbo. Come dolce e tristo È il tuo sorriso sotto il ciel piovorno!
Le notti che non c'è la luna, le lucide notti d'estate che il cielo la terra importuna col lampo d'innumeri occhiate,
O patria mia, vedo le mura e gli archi E le colonne e i simulacri e l'erme Torri degli avi nostri, Ma la gloria non vedo, Non vedo il lauro e il ferro ond'eran carchi I nostri padri antichi. Or fatta inerme, Nuda la fronte e nudo il petto mostri. Oimè quante ferite, Che lividor, che sangue! oh qual ti veggio, Formosissima donna! Io chiedo al cielo E al mondo: dite dite; Chi la ridusse a tale? E questo è peggio, Che di catene ha carche ambe le braccia; Sì che sparte le chiome e senza velo Siede in terra negletta e sconsolata, Nascondendo la faccia ...
Dopo una settimana di vento furioso, di nevischio e di pioggia, le cime dei monti apparvero bianche tra il nero delle nuvole che si abbassavano e sparivano all'orizzonte, e il villaggio di Oronou con le sue casette rossastre fabbricate sul cocuzzolo grigio di una vetta di granito, con le sue straducole ripide e rocciose, parve emergere dalla nebbia come scampato dal diluvio. Ai suoi piedi i torrenti precipitavano rumoreggiando nella vallata, e in lontananza, nelle pianure e nell'agro di Siniscola, le paludi e i fiumicelli straripati scintillavano ai raggi del sole che sorgeva dal mare. Tutto il panorama, dai monti alla costa, dalla linea scura dell'altipiano sopra Oronou fino alle macchi...
Bella, fu un pittore chi fece te: fu un gran maestro e ti seppe assai ben fare. Le tue bellezze son cosa di amore (o da amarsi): son molto belle e si fanno amare. Questo tuo visino è un raggio di sole. Gli è tanto bello che mi fa pazzeggiare. Da questo tuo visino emana odore; sei tutta bella, sino al parlare. Più ti guardo e (in me) più cresce l'amore. Vorrei ad ogn'istante, parlarti. Ora, figliuolinetta, questo mio cuore ti do. Tientelo stretto e non abbandonarlo. Chè se tu vorrai farlo andar via, allora l'anima mia si strugge e muore.
Cinque minuti prima dell'arrivo del battello, Beniamino Cresti era già col suo inseparabile ombrello chiuso, che gli serviva di bastone, allo sbarco di Tremezzo in attesa di Massimo Bagliani. Per la circostanza il solitario misantropo del Pioppino aveva indossato un vestito d'un grigio chiaro tutto eguale, che insieme al cappello chiaro di paglia faceva comparire ancor più scura la carnagione del volto e delle mani d'un color nero di terra lavorata.
¿ Dove mai l'ho visto? ¿ si chiese Lilì Margot fissando coi suoi insolenti occhi azzurri l'individuo che la cameriera aveva appena introdotto. ¿ Dove mai ho visto quella faccia? E all'improvviso ricordò. A Montreux, due mesi innanzi, mentre aspettava sul quai il battello in partenza, si era fermata oziosamente a guardare una vetrina d'ombrelli: quella faccia l'aveva vista sul manico di un en-tout-cas di seta grigia. Ella gettò la sigaretta, soffiò con veemenza il fumo dalle nari, si sollevò a metà dalla dormeuse dove stava sdraiata. Le gambe fine e nervose, strette nella calza di seta rosa, sbucarono fuori fin quasi al polpaccio.
In questo primo libro si descrive la grandezza e confini di esso regno di Napoli; notansi le regioni che si contengono in quello; dappoi si fa un sommario de le cittá piú illustri e de' fondatori di esse e li uomini piú famosi di quelle; e si dá notizia de le altre nazioni e popoli esterni, toccando ancora l'origine de' goti, vandali, longobardi, saracini e altri popoli, e processi di quelli in Italia. Natural cosa è che non manco si amano li lochi ove li uomini ne la sua tenera etá sono stati educati e nutriti, che quelli ove sono nati: la quale affezione tanto maggior diventa, quanto in quelli lochi l'uomo sotto il governo di qualche principe,di eccellente natura ha imparato virtú e co...
Nel mattin della vita era il creato. Belli di nova luce apriano gli astri La danza glorïosa, ed alla culla Del tempo sorrideano i primi Soli. Gli Angeli ed i mortali in quel mattino Della terra esultavano; e nel grembo De' canapi o sull'aprica erta de' clivi Conveniano sovente, anzi che nato Fosse il dolore, e che fra l'uomo e Dio Tratto avesse la colpa una cortina.
La cerimonia religiosa, che aveva fatto accorrere a Gauhati, una delle più importanti città dell'Assam indiano, migliaia e migliaia di devoti seguaci di Visnù, giunti da tutti i villaggi bagnati dalle sacre acque del Brahmaputra, era finita. La preziosa pietra di Salagraman, che altro non era che una conchiglia pietrificata, del genere dei corni d'Ammone, di color nero, ma che nel suo interno celava un capello di Visnù, il dio conservatore dell'India, era stata ricondotta nella grande pagoda di Karia, e probabilmente già nascosta in un ripostiglio noto solo al rajah, ai suoi ministri ed al grande sacerdote. Le vie si sfollavano rapidamente: popolo, soldati, bajadere, suonatori, s'affret...
Durante la guerra federale degli Stati Uniti, nella città di Baltimora, quindi nel bel mezzo del Maryland, si costituì un nuovo ed influentissimo club. È noto con quanta energia sviluppossi l¿istituto militare presso questo popolo d¿armatori, di mercanti e di meccanici. Molti negozianti spiccarono un salto al di là del loro banco per improvvisarsi capitani, colonnelli, generali, senza compiere gli studî nelle scuole d¿applicazione di West-Point; in breve essi uguagliarono «nell¿arte della guerra» i colleghi del vecchio continente, ed al pari di loro riportarono qualche vittoria in virtù dello spreco di palle da cannone, di milioni e d¿uomini. ..
Questo libro è nato dal desiderio di porre nelle mani dei miei uditori una breve guida, che serva a completare le lezioni sulla psicologia. Ma nel tempo stesso altro scopo di questa mia opera è stato quello di tracciare in un disegno schematico i risultati e le teorie più importanti della psicologia contemporanea a vantaggio di un più largo cerchio di lettori, di quegli studiosi ai quali la psicologia offre un interesse e per sé stessa e per le sue applicazioni. Questo doppio intento portò naturalmente che nel dar notizia dei singoli fatti mi limitassi alle cose di massima importanza e ad esempi al massimo grado chiari e semplici e che rinunciassi interamente a quell'evidenza, che...
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