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  • av Cesare Beccaria
    381,-

    Lettor mio cortese, dopo aver veduto il titolo del libro io metto pegno che ti verrà in mente il citato verso di Orazio, di che promettendoti maggior cose, ch¿io attenerti non possa, e trovandoti, come abbi letto l¿opera, della aspettazione ingannato, avrai a soggiungere quest¿altro che segue: Parturiunt montes nascetur ridiculus mus. Acciocchè dunque non accada siffatto sconcio con mio biasimo, e con dispiacer tuo, io ti vö ammonire fin da principio, che il mio libro non è, nè pretende essere un gran fatto, sebbene porti un titolo alquanto fastoso, e che io non ho inteso in niun modo d¿allacciarmi la giornea, e farla da maestro a chicchessia, potendo anzi per età e per dottrina essere s...

  • av Emilio De Marchi
    381,-

    Milano, la grande città del fracasso, dopo aver mandato a casa l'ultimo ubbriaco, si sprofondò nel silenzio grave delle piccole ore di notte. A San Lorenzo sonarono due tocchi languidi, rotti dalla neve, che cadeva a fiocchi larghi. Il Berretta, buttato l'ultimo pezzo di legno nel caminetto, fregandosi in fretta i ginocchi, brontolò in fondo alla gola: «Basta, finirà anche questa». Nella stanza vicina, dove malamente ardeva una candeluccia benedetta, stava nel suo letto distesa la povera signora Ratta, morta, vestita di una logora gonnella...

  • av Ralph Marlow
    381,-

    "The Big Five Motorcycle Boys on the Battle Line" by Ralph Marlow is an adventurous young adult novel that follows the exploits of a group of motorcycle enthusiasts who find themselves caught up in a thrilling and action-packed battle.The story revolves around the "Big Five" motorcycle boys, a close-knit group of friends who share a passion for motorcycles and the thrill of the open road. However, their carefree adventures take a dramatic turn when they become embroiled in a conflict that places them on the battle line, facing danger and challenges they never anticipated.Ralph Marlow's storytelling captures the spirit of adventure and the excitement of motorcycle culture, making it an engaging read for young readers who are interested in motorcycles and high-stakes action. The novel's blend of camaraderie, daring escapades, and unexpected twists keeps readers eagerly turning the pages."The Big Five Motorcycle Boys on the Battle Line" is not just an adrenaline-fueled adventure but also a story about friendship, bravery, and the resilience of youth. It encourages young readers to embrace their passions while demonstrating the importance of teamwork and courage in the face of adversity.

  • av Jacopo Sannazaro
    328,-

    Sogliono il più de le volte gli alti e spaziosi alberi negli orridi monti da la natura produtti, più che le coltivate piante, da dotte mani espurgate, negli adorni giardini a' riguardanti aggradare; e molto più per i soli boschi i selvatichi ucelli sovra i verdi rami cantando, a chi gli ascolta piacere, che per le piene cittadi, dentro le vezzose et ornate gabbie non piacciono gli ammaestrati. Per la qual cosa ancora, sì come io stimo, addiviene, che le silvestre canzoni vergate ne li ruvidi cortecci de' faggi dilettino non meno a chi le legge, che li colti versi scritti ne le rase carte degli indorati libri; e le incerate canne de' pastori porgano per le fiorite valli forse più piacevole...

  • av Gian Pietro Lucini
    328,-

    «Pourquoi rien n'est il que fraude!»O Tizio, ti confesso di avere un pessimo carattere: ¿ tu e li altri intorno assentite, sorridendo: ¿ comunque, mi compiace: ¿ il vostro sorriso scompare dalle labra dove lo sostituisce una smorfia: ¿ anzi, vi dirò, che, per differenziarmi dalla palude borghese che tenta invischiare tutta la vita italiana, vado a coltivarmelo con gran cura di reattivi velenosi, di caustici esasperanti. Voi crollate la testa, commiserandomi, e, vista la mia pervicacia ¿ che mi danneggia ¿ mi raccomandate alla psichiatria. Io devo infatti patire di qualche morbo al cervello: ostinarsi a prediligere alcune pregiudiziali che ad ogni muover di passo ti domandano: «Dove vai? ...

  • av Niccolò Tommaseo
    328,-

    Nel dire ch¿io farò di Antonio Rosmini, mi conterrò nelle cose ch¿io posso attestare com¿uomo che l¿ha conosciuto dalla sua giovanezza; e mi sarà conforto al dolore rammentare come la vita di lui fosse tutta una tranquilla, e fin dä primi anni preordinata, armonia. Nato in Rovereto, l¿amenità del paese cominciò bentosto a svolgere in lui il senso della pura bellezza alla quale aveva informato lo spirito e n¿erano indizio i lineamenti del viso composti a modestia dignitosa, avvivati di subito rossore ch¿esprimeva la schiettezza dell¿anima e l¿agilità del pensiero, n¿era indizio la persona agile e forte, ritraente della materna delicatezza e un pö del rigido vigore paterno.

  • av Giordano Bruno
    328,-

    È cosa veramente, o generosissimo Cavalliero, da basso, bruto e sporco ingegno d'essersi fatto constantemente studioso, ed aver affisso un curioso pensiero circa o sopra la bellezza d'un corpo femenile. Che spettacolo, o Dio buono!, piú vile ed ignobile può presentarsi ad un occhio di terso sentimento, che un uomo cogitabundo, afflitto, tormentato, triste, maninconioso, per dovenir or freddo, or caldo, or fervente, or tremante, or pallido, or rosso, or in mina di perplesso, or in atto di risoluto; un che spende il meglior intervallo di tempo e gli piú scelti frutti di sua vita corrente, destillando l'elixir del cervello con mettere in concetto, scritto e sigillar in publichi monumenti que...

  • av Lodovico Antonio Muratori
    408

    Non sopravvisse molto alle sue disgrazie l'infelice deposto imperador Carlo il Grosso. Finì egli di vivere nel dì 12 di gennaio dell'anno presente, secondo Reginone , oppure nel dì seguente, secondo gli Annali pubblicati dal Freero , i quali aggiungono: Coelum apertum multis cernentibus visum est, ut aperte monstraretur, qui spretus terrenae dignitatis ab hominibus exuitur, Deo dignus coelestis patriae vernula mereretur feliciter haberi: quasi che egli spontaneamente per servire a Dio avesse dato un calcio alle umane grandezze. Aveano spaccio simili immaginazioni in questi secoli d'ignoranza.

  • av Pasquale Villari
    328,-

    Nel principio di questo secolo, si pubblicava a Roma la Visione d'un frate Alberico, monaco di Montecassino, e subito si vide accapigliarsi l'irrequieta moltitudine dei comentatori. Da un lato si voleva, in quella strana leggenda, trovar la prima idea del poema sacro; e dall'altro, si gridava allo scandalo contro chi poteva veder somiglianza tra le divine immagini del poeta, e i sogni puerili d'un frate ignorante. Ma questa battaglia cessò presto, e non si seppe mai chi aveva ottenuto la vittoria. Gli avversari sembravano stanchi d'aver tirato dei colpi in aria, senza risultato;

  • av Ferdinando Galiani
    328,-

    Grande, e nobile parte del Dritto delle Genti è questa, di cui mi è stato imposto di ragionare, e tanto più degna d'essere a fondo trattata, quanto ella più spezialmente si confà, e si adatta all'animo, ed ai consigli de' Principi placidi, e virtuosi. Sono in fatti le loro neutralità un bene universale della misera spezie umana, che all'ombra di esse trova un asilo, ed un ricovero dalle straggi desolatrici della guerra: sono un virtuoso esempio, e spettacolo di felicità, e di calma da far rientrare in loro stessi, ravvedere, ed arrossire a quell'aspetto i Sovrani contendenti, accesi or dal furor dell'ira, or dell'ambizione, or della mal calcolata avidità...

  • av Lodovico Antonio Muratori
    408

    Al presente anno rapportò il cardinal Baronio , e dopo lui Camillo Pellegrino , il principio del regno di Grimoaldo. Ma sapendo noi da Paolo Diacono , che succedette l'assedio di Benevento prima che l'imperador Costante venisse a Roma, ed essendo egli arrivato a Roma nel dì cinque di luglio di quest'anno, correndo l'indizione sesta, dopo essere stato presso Benevento, come troviamo asserito anche da Anastasio per conseguente bisogna supporre che Grimoaldo nel precedente anno 662 dopo il mese di luglio occupasse il regno dei Longobardi (al che occorse non poco tempo), e che nel presente poi venisse da Pavia in soccorso dell'assediata suddetta città di Benevento.

  • av de Amicis Edmondo
    328,-

  • av Giuseppe Cesare Abba
    328,-

    Fumavano le carbonaie da tutte la parti della montagna, silenziose come se si fossero formate e accese da sè. Nel fitto dei faggi e giù giù nei castagneti profondi, parlavano delle voci che parevano di gente lontana e forse era vicina: potevano essere boscaioli, ma se fossero stati carabinieri? Pellegro si fermò sulla vetta. Aveva tanto sudato per arrivarvi, si sentiva le gambe così stroncate, che una rifiatata bisognava darla. Tanto a star un pezzo lì piuttosto che altrove, egli non ci perdeva; che già, quasi da due anni, andava girando senza meta e senza far nulla.

  • av Giuseppe Cesare Abba
    328,-

    Da Quarto al Volturno

  • av Friedrich Nietzsche
    381,-

    Allorchè Zarathustra ebbe raggiunto il trentesimo anno, abbandonò il paese nativo ed il nativo lago e andò sulle montagne. Ivi godè del suo spirito e della sua solitudine e non se ne stancò per dieci anni. Ma alla fine il suo cuore si cangiò ¿ e un mattino, levatosi con l'aurora si mise di fronte al sole e gli disse: O grande astro! Che sarebbe della tua beatitudine, se tu non avessi coloro ai quali risplendi? Da dieci anni vieni quassù nella mia caverna; ti saresti tediato della tua luce e di questo cammino, se non fosse per me, per l'aquila mia e pel mio serpente.

  • av Paolo Valera
    381,-

    Ho sempre avuto la fortuna di trovare sul cammino della vita dei simpatizzatori o delle persone che mi volevano bene prima di conoscermi. Al Cellulare, nello stanzone di «carico e scarico», mi si registrava e mi si salutava come un personaggio di casa. Mi si ricordavano episodii della mia vita cui io avevo completamente dimenticati. Come quello di essere stato alloggiato in una cella come scrittore scollacciato o come un égoutier della penna. Tra gli impiegati che volevano assolutamente essermi utili, era un giovinetto alto, elegante, con una bella faccia illustrata dai baffi superbi e chiari e illuminata dalla lucentezza degli occhioni neri in campo azzurro

  • av Giuseppe Cesare Abba
    328,-

    Parma 3 maggio 1860. Notte.LE ciance saranno finite. Se ne intesero tante che parevano persino accuse. ¿ Tutta Sicilia è in armi; il Piemonte non può muoversi; ma Garibaldi? ¿ Trentamila insorti accerchiano Palermo: non aspettano che un capo, Lui! Ed egli se ne sta chiuso in Caprera? ¿ No è in Genova. ¿ E allora perchè non parte? ¿ Ma Nizza ceduta? dicevano alcuni. E altri più generosi: ¿ Che Nizza? Partirà col cuore afflitto, ma Garibaldi non lascierà la Sicilia senza aiuto.I più generosi hanno indovinato. Garibaldi partirà, ed io sarò nel numero dei fortunati che lo seguiranno.

  • av Dino Compagni
    328,-

    Quando io incominciai propuosi di scrivere il vero delle cose certe che io vidi e udi', però che furon cose notevoli le quali ne' loro principi nullo le vide certamente come io: e quelle che chiaramente non vidi, proposi di scrivere secondo udienza; e perché molti secondo le loro volontà corrotte trascorrono nel dire, e corrompono il vero, proposi di scrivere secondo la maggior fama. E acciò che gli strani possano meglio intendere le cose advenute, dirò la forma della nobile città, la quale è nella provincia di Toscana, edificata sotto il segno di Marte, ricca e larga d'imperiale fiume d'acqua dolce il quale divide la città quasi per mezo...

  • av Ettore Socci
    328,-

    - Bada bene che domani ti aspettiamo a Livorno. - Non ne dubitate... Brucio anche io dal desiderio di lasciar queste lastre. - Allora siamo intesi? - Intesisissimi. - A domani dunque!... E tutti, e tre ci stringemmo vicendevolmente la mano, e si stava per congedarci, quando tutto a un tratto un prolungato mormorio ci giunge all'orecchio: è un accorrere di gente...

  • av Anonimo
    328,-

    Dice lo glorioso dottore missore santo Isidoro, nello livro delle Etimologie, che lo primo omo de Grecia che trovassi lettera fu uno Grieco lo quale abbe nome Cadmo. 'Nanti lo tiempo de questo non era lettera. Donne, quanno faceva bisuogno de fare alcuna cosa memorabile, scrivere non se poteva. Donne le memorie se facevano con scoiture in sassi e pataffii, li quali se ponevano nelle locora famose dove demoravano moititudine de iente, overo se ponevano là dove state erano le cose fatte: como una granne vattaglia overo vettoria [...] tristezze, disconfitte inscolpivano [...] e aitri animali in sassi overo iente armata, in segno de tale memoria.

  • av Lodovico Antonio Muratori
    408

    Un'iscrizione che si legge nella mia Raccolta , quando pur sia indubitata reliquia dell'antichità, ci assicura dei nomi di questi consoli, in addietro ignoti. Aurelio Celsino dal dì 25 di febbraio cominciò ad esercitare la prefettura di Roma. Sul fine di giugno diede Costanzo Augusto una legge in Lauriaco , creduto dal Gotofredo luogo della Batavia, ma che più verisimilmente fu il Lauriaco, luogo insigne e colonia de' Romani, posta alle parti superiori del Danubio. Era questo principe divenuto signor delle Gallie, e colà dovette accorrere , perchè i Franchi, passato il Reno, metteano a sacco le vicine contrade romane.

  • av Enrico Castelnuovo
    328,-

    Qualunque spettacolo ci fosse sul Canal Grande, s¿era sicuri di veder folla in palazzo Bollati. Figuriamoci poi quanta gente s¿aspettasse quella domenica 7 ottobre 1838 in cui ci doveva essere la regata in onore di S. M. Ferdinando I, venuto insieme con l¿augusta consorte a beatificare di sua presenza la fedele città di Venezia. Già fin dalla mattina si vedeva una gran confusione, una grand¿affaccendarsi dei servi a lavare i pavimenti, a spolverare i mobili, a fregar le maniglie degli usci, a mettere i damaschi fuori delle finestre. Il contino Leonardo, ragazzo di circa quindici anni, era giù alla riva in mezzo ai tappezzieri che stavano compiendo l¿addobbo della bissona

  • av Lodovico Antonio Muratori
    408

    Tre iscrizioni spettanti a questi consoli ho io rapportate altrove . Credesi che l'anno presente quel fosse, in cui l'Augusto Trajano imprese la seconda sua spedizione contra di Decebalo re dei Daci, per aver egli creduta necessaria la sua presenza anche questa volta contro ad un sì riguardevole avversario, e che non fosse impresa da fidare ai soli suoi generali. Adriano, suo cugino, che fu poi imperadore, ed era stato in quest'anno tribuno della plebe , andò servendolo per comandante della legione minervia, e vi si portò così bene, che Trajano il regalò di un diamante, a lui donato da Nerva . Non erano certamente le forze di Decebalo tali da poter competere con quelle di Trajano,...

  • av Lodovico Antonio Muratori
    408

    Altro non abbiam di certo di questi consoli che il loro cognome, e il secondo vien anche chiamato Quintiliano. Ho io prodotta un'iscrizione , dove ci comparisce Gneo Pinario Severo console, ma senza poter dire se appartenga all'anno presente. Il Panvinio avea citata un'iscrizione posta per la salute di Lucio Ragonio Urinazio Larcio Quinziano console, credendo che ivi si parlasse del secondo console. Un'altra , a lui pure spettante, ho dato io, ma con farmi a credere che questo Quinziano molto prima dell'anno presente fosse sostituito nel consolato. In un altro marmo , rapportato anche nella mia Raccolta, s'incontra Tito Cesernio Macedone Quinziano console; ma senza che resti alcun...

  • av Lodovico Antonio Muratori
    355,-

    Già avea la libertà della repubblica romana ricevuto un gran tracollo sotto il prepotente governo di Giulio Cesare, primo ad introdurre in Roma il principato sotto il modesto titolo d'imperadore, non altro significante in addietro che generale d'armata. Non so s'io dica ch'egli pagò le pene della sua ambizione con restar vittima de' congiurati; so bene che fu principe odiato dai più in vita, ma dopo morte scusato ed amato, massimamente da chi avea cominciato ad accomodarsi al comando di un solo;

  • av de Amicis Edmondo
    328,-

    L¿emozione che provai entrando in Costantinopoli mi fece quasi dimenticare tutto quello che vidi in dieci giorni di navigazione dallo stretto di Messina all¿imboccatura del Bosforo. Il mar Jonio azzurro e immobile come un lago, i monti lontani della Morea tinti di rosa dai primi raggi del sole, l¿Arcipelago dorato dal tramonto, le rovine d¿Atene, il golfo di Salonico, Lemno, Tenedo, i Dardanelli, e molti personaggi e casi che mi divertirono durante il viaggio, si sbiadirono per modo nella mente, dopo visto il Corno d¿oro, che se ora li volessi descrivere, dovrei lavorare più d¿immaginazione che di memoria.

  • av Matilde Serao
    328,-

    Cuore infermo

  • av Giuseppe Bandi
    328,-

    ¿ E due! ¿ gridava Enrico *** giovine sergente della mia compagnia stramazzato ä miei piedi da una palla che lo colpiva sul petto, mentre puntava il fucile da una finestra della cascina ***. Un¿ora prima avevo veduto quel povero giovane tutto intriso di sangue, annodarsi al braccio destro un fazzoletto e tornar sorridendo alla sua finestra e menar giù fucilate. Mi volsi a guardarlo e gli stesi macchinalmente le braccia, come per sollevarlo da terra.

  • av Leoni Tettoni
    381,-

    I fatti che sto per narrare non richiedono poesia, non esaltazione, ma purità di stile senza ricercatezza; e quindi con anima schietta e corrucciata, e colla più santa verità ricordo a' miei amati fratelli d'Italia cose orrende, non credibili al nostro secolo, non credibili all'intera Europa, e tali che desteranno sul Tedesco l'esacrazione universale. Le epoche in cui la nostra Lombardia ricorda i nomi di Attila, di Uraja, di Federico Barbarossa e delle barbare soldatesche Scile, Unne, Gote, Visigote, Ostrogote e Borgognone, sono epoche troppo felici messe a riscontro dei trentaquattr'anni della ultima dominazione austriaca su questa bella parte d'Italia;

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