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  • av Miguel de Cervantes
    526,-

    Quando, giorni fa, mandai a Vostra Eccellenza le mie commedie, stampate prima che fossero rappresentate, dissi, se ben mi ricordo, che don Chisciotte si metteva gli sproni per venire a baciare le mani di V. S.: ora dico che se li è messi, che si è incamminato e che se egli giungerà, mi sembrerà di avere reso qualche servigio a V. E., viva essendo la premura che da tante e tante parti mi vien fatta d'inviarlo a toglier via il fastidio e la nausea prodotti da un altro don Chisciotte che, mascheratosi sotto il nome di Seconda Parte, va girovagando per il mondo . E chi se n'è mostrato più voglioso è stato il grande Imperatore della Cina, dacché, sarà un mese circa, mi ha scritto per un suo co...

  • av Domenico Scina
    381,-

    I fenomeni che imprendiamo a spiegare in questa parte della Fisica che dicesi particolare, suppongono e ci manifestano nelle molecole dei corpi una forza per la quale le une tendono verso le altre, e però chiamasi attrazione molecolare. Ma come le molecole dei corpi in virtù di sì fatta forza non giungono mai, come dovrebbero, ad un intero perfettissimo contatto; così è chiaro che vi abbia una causa interiore e generale che le respinga, e dal contatto tenda ad allontanarle, e di fatti le tiene lontane; e questa causa, che credesi da alcuni essere il principio del calore, denominasi oggi calorico. L¿attrazione quindi e il calorico sono sempre in contrasto operando sulle molecole de...

  • av Giuseppe Giusti
    408

    Non lungi dalla via maestra che congiunge Pescia a Pistoia trovasi un villaggio detto Monsummano, di antica origine a quel che sembra, essendo stato, come le voci mons summo manium accennano, dedicato a Plutone; così almeno pretende il Proposto Gori che ha raccolto quanto si sa o si crede sapere su tale argomento. Fatto sta che in questo paesetto, la mattina del di 13 maggio 1809 tra l'undici e mezzogiorno, nacque Giuseppe Giusti dal Cav. Domenico e dalla Signora Ester Chiti. Sembra che l'ingegno avesse da molti anni preso domicilio nella sua famiglia: il suo avo paterno fu amico e Ministro di Pietro Leopoldo, e seco lavorò in quel Codice che servir dovea di modello a tutte le naz...

  • av Gasparo Scaruffi
    381,-

    Per occasione del soggetto che di presente si ha da trattare, primieramente saper si dee che, sí come tutte le cose, che si comprendono sotto il peso, sotto il numero e sotto la misura, deono essere da una forma certa regolate, che ad un fin le guidi; cosí parimente nel maneggio dell'oro e dell'argento, per ridurre le cose che da essi hanno dipendenza al loro debito fine, ed in particolare il far monete di varie leghe o finezze, quali siano di giusti dati valori e di real corrispondenza in tutti li pagamenti nel conteggiarle, e che stiano per sempre nel loro giusto essere, e che non possano esser mai tose e guaste o fose per rifarne altre, è necessario trovare un ordine ed una regola che ...

  • av Antonio Fiacchi
    328,-

    Sissignore, se fosse vero non lo negherei e a dirè senza renitenza: sè, èl prem dè d'avrel mi hanno fatto caminare; avrei èl curagg ed direl... Percossa far di misteri?, dseva quèl ch' guardava èl pordgh ed S. Lùcca, ma questa è un'idea dia mî famèja, che anche lui, quant al sintirà comme è la fazzènda, converrà nella negativa. Dònca sabet, l'era ott òur che am era livà in quèl mumèint e mi affibiavo i tirant del bragh, lo so che non usano più, ma d'altra banda mî mujer l'am dis sèimper ch'am tegna sù, e che mi tenghi su, per via del decoro, e come si fa a tenersi su sèinza i tirant?!

  • av Miguel de Cervantes
    460

    In un borgo della Mancia, che non voglio ricordarmi come si chiama, viveva non è gran tempo un nobiluomo di quelli che hanno e lancia nella rastrelliera e un vecchio scudo, un magro ronzino e un levriere da caccia. Un piatto di qualcosa , più vacca che castrato, brincelli di carne in insalata, il più delle sere, frittata in zoccoli e zampetti il sabato, lenticchie il venerdì, un po' di piccioncino per soprappiù la domenica, esaurivano i tre quarti dei suoi averi. Al resto davano fine la zimarra di castorino, i calzoni di velluto per le feste con le corrispondenti controscarpe pur di velluto. Nei giorni fra settimana poi gli piaceva vestire d'orbace del più fino.

  • av Andrea da Barberino
    328,-

    Nel tempo che regnava lo re Fiorello, figliuolo di Fiovo, che fu figliuolo di Gostantino imperadore, cioè del secondo Gostantino, el quale fu fatto cristiano per mano di papa Salvestro negli anni di Gesú Cristo CCCXXII, con questo re Fiorello regnava Riccieri, primo paladino di Franza fatto per Fiovo, il quale fu figliuolo d'uno romano, chiamato Giambarone, della schiatta degli Scipioni di Roma; e molto l'amava lo re Fiorello, e Riccieri amava lui; ed era Riccieri duca di Sansogna. Ora, regnando lo re Fiorello, ed avendo per moglie una gentile donna, nata del sangue di Baviera e sorella carnale di Chinamo, duca di Baviera, ed era stato molto tempo con lei, che non aveva potuto aver figliu...

  • av Anton Giulio Barrili
    460

    Nel quale si discorre del bel tempo e si fa la conoscenza di qualche personaggio. Era uno dei primi giorni di febbraio, nell'anno di grazia 1857, ed era, a mal grado della stagione, una bella giornata. A Genova le belle giornate, anco nel cuore dell'inverno, sono la cosa più naturale del mondo. Il cielo è sereno; il sole non si contenta di mostrarsi in tutta la sua splendidezza, ma vi scalda sovrammercato; l'aria è tiepida, sarei per dire balsamica. E perchè no? In questa città i fiori durano nei giardini come nelle stufe, solo che vi pigliate la briga di ripararli dal vento. Quando fanno di queste giornate, i genovesi escon dal chiuso e vanno a passeggio, benedicendo alla provvidenza, c...

  • av Henry Greville
    289,-

    L'histoire se déroule dans la Russie du XIXe siècle et tourne autour de plusieurs personnages principaux. Le personnage éponyme, Dosia, est une jeune femme russe d'une beauté exceptionnelle. Elle est orpheline et a été élevée dans une famille noble, mais modeste, en Sibérie. L'intrigue commence lorsque Dosia est découverte par le prince Alexis, un homme noble de Saint-Pétersbourg. Le prince est immédiatement captivé par la beauté de Dosia et décide de l'emmener à Saint-Pétersbourg pour en faire sa maîtresse. Cependant, il découvre rapidement que Dosia est bien plus qu'une simple beauté. Elle est intelligente, déterminée et a un fort sens de l'honneur.Le roman explore la relation complexe entre Dosia et le prince Alexis, ainsi que les défis auxquels ils sont confrontés en raison de leur différence de statut social. Dosia doit naviguer dans les intrigues de la haute société russe tout en préservant son intégrité et son honneur.L'histoire aborde également des thèmes tels que l'amour, la loyauté, la trahison et le conflit entre les désirs personnels et les attentes sociales. "La Fille de Dosia" est un roman historique qui offre un aperçu de la société russe de l'époque, ainsi qu'une exploration profonde des personnages et de leurs motivations.Ce roman a été bien accueilli lors de sa publication et a contribué à la renommée d'Henry Gréville en tant qu'écrivaine de romans historiques et sentimentaux.

  • av Anton Giulio Barrili
    460

    Il cuore parla, ma la ragione giudica; quello si abbandona sovente agl'impeti generosi del sangue, questa non può sempre seguirlo ed è costretta a frenarlo, tal volta con un asciutto consiglio, tal altra con un gelido sarcasmo. Povera ragione! la chiamano fredda e severa, laddove essa non è che sincera. Se ella potesse! figuratevi se non farebbe anch'ella le sue brave pazzie! Poco innanzi il suo colloquio con la dolce Maria, il nostro Lorenzo Salvani era triste, ma risoluto. Desideroso di finirla con una vita increscevole, già si vedeva il petto squarciato dal piombo di una mischia notturna; egli era il primo a correre innanzi e il primo a cadere. Ma innamorato di Maria, ma dopo di averl...

  • av Andrea da Barberino
    328,-

    Regnando Gisberto, re di Franza, e Ottaviano, re di Scondia, fu manifesto a Ottaviano come il suo suocero era morto, ed era rimaso l'avolo della sua moglie signore, ed era vecchio, e aveva nome Danebruno. Ottaviano diliberò fare passaggio per acquistare la dota della moglie, la quale gli fu promessa in Iscondia pel suocero, la quarta parte della signoria inverso Libia; e ragunato suo consiglio, molti si profersono fargli compagnia, fra' quali fu Gisberto di Guascogna e Giliante di Mondres, che giurò fargli compagnia insino alla morte. Diliberato Ottaviano questo acquisto...

  • av Guido da Verona
    381,-

    Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli (tali notizie noi ricaviamo da un Manoscritto del Milleseicento, nel quale è narrata la presente istoria) è un lago esclusivamente d'acqua dolce, a differenza del Mar Caspio o del Mar Morto, che son salati per pura combinazione. Il suddetto ramo, strada facendo, vien, quasi d'un tratto, a restringersi formando in luogo la città di Lecco, i cui abitanti diconsi Leccobardi; gente industriosa e di grande malizia, che, per potervi gettar sopra un ponte, costrinsero il lago a divenire un fiume.

  • av Walter Scott
    328,-

    Dopo che Morton ebbe abbandonate le ultime stazioni del campo reale, e giunto a quelle de' Presbiteriani, lo colpì fortemente la diversità immensa di disciplina che fra un esercito e l'altro scorgeasi; laonde mal augurò della pugna che già era imminente. La discordia impadronitasi dianzi, come vedemmo, de' consigli presbiteriani, s'era propagata successivamente fra i semplici soldati, nè v'era drappello d'essi, o corpo di guardia anco il men ragguardevole, ove lo studio di disputare spietatamente le controversie che teneano disgiunti quegli animi non prevalesse alla cura di vigilare sulle fazioni dell'inimico: e sì! sel vedeano vicinissimo, e ne udivano le trombe e i tamburi.

  • av Cletto Arrighi
    328,-

    Costui l'ho conosciuto ciliegia! I Francesi in questo senso dicono: Je l¿ai vu poirier. Ora è prefetto di una città... d'Europa. Dico d' Europa, perchè anche in Francia ci sono dei prefetti. Nei giorni che al governo stava uno di quei ministeri, di cui Cesare Correnti scrisse: essere pietà il tacerne, avvenne la sua nomina. E tutti a domandarsi: Chi è costui? D'onde viene? Mi ricordo che, discorrendo di lui, con un mio vecchio maestro di calligrafia, mi diceva: ¿ Come mi vedi, caro Cletto, io ho insegnato a scrivere il ronde e l'inglese a molti e molti fanciulli, che poi, per un verso o per l'altro, riuscirono a far parlare di sè.

  • av Italo Svevo
    328,-

    La tribù s'era fermata. Aveva trovato in mezzo al deserto un vasto paese ricco d'acqua, di prati e d'alberi, e, involontariamente, senza che nessuno lo proponesse, invece di farvi una delle solite soste fugaci, aveva messo radice in quel paradiso, era stata avvinghiata dalla terra e non aveva più saputo staccarsene. Pareva fosse giunta a quel grado superiore di evoluzione che esclude la vita nomade; riposava della marcia secolare. Le tende lentamente si mutarono in case; ogni membro della tribù divenne proprietario.Corsero gli anni. Alì, un guerriero inquieto, refrattario alla nuova vita, sellò il cavallo e galoppò da una parte all'altra di quello ch'egli s'ostinava di chiamare acca...

  • av Emilio Salgari
    328,-

    Il Ramadan, la quaresima dei mussulmani, che dura solamente trenta giorni invece di quaranta, stava per finire anche a Tafilelt, città perduta ai confini meridionali dell'impero marocchino, dinanzi all'immenso mare di sabbia, al Sahara. In attesa del colpo di cannone che segnalava la fine del digiuno, dopo di che cominciava l'orgia notturna, la popolazione si era riversata nelle vie e nelle piazze per ammirare i santoni e i fanatici. Si sono modificate ed un pò ingentilite la Turchia e l'Egitto; la Tripolitania e l'Algeria hanno molto perduto del loro selvaggio zelo religioso, ma il Marocco, al pari dell'Arabia, la culla dell'Islam, si è mantenuto tal quale era cinquecento o mille anni ...

  • av Carolina Invernizio
    328,-

    Falco era l'unico figlio di un povero taglialegna, che viveva in un misero casolare, posto nel centro della foresta. Egli aveva perduto sua madre all'età di tre anni e da quel giorno suo padre non gli rivolgeva più la parola, né sorrideva: il pover'uomo stava per ore ed ore intere seduto sopra un grosso ceppo, all'ombra di una querce secolare, con l'accetta fra le gambe, i gomiti puntati sulle ginocchia, chiuso nel suo mutismo, senza curarsi del bimbo, che ruzzava ai suoi piedi con dei piccoli ciottoli e non sospendeva il suo giuoco, che quando il padre, scosso un istante dal suo torpore entrava in casa per uscirne quasi tosto con un pezzo di pan nero, che gli porgeva in silenzio ed il fa...

  • av Dante Aligheri
    381,-

    La gloria di colui che tutto move per l'universo penetra, e risplende in una parte piu` e meno altrove. Nel ciel che piu` de la sua luce prende fu' io, e vidi cose che ridire ne' sa ne' puo` chi di la` su` discende; perche' appressando se' al suo disire, nostro intelletto si profonda tanto, che dietro la memoria non puo` ire. Veramente quant'io del regno santo ne la mia mente potei far tesoro, sara` ora materia del mio canto. O buono Appollo, a l'ultimo lavoro fammi del tuo valor si` fatto vaso, come dimandi a dar l'amato alloro. Infino a qui l'un giogo di Parnaso assai mi fu; ma or con amendue m'e` uopo intrar ne l'aringo rimaso. Entra nel petto mio, e spira tue si` co...

  • av Andrea da Barberino
    328,-

    Sinibaldo, re d'Erminia e figliuolo di Buovo, passati due anni dopo la morte di suo padre, venne in ponente, e a Londra furono insieme li tre fratelli, cioè Guido, Sinibaldo e 'l re Guglielmo d'Inghilterra; e fu con loro Ruberto dalla Croce, Sanguino d'Antona e Guerrino, figliuolo di Sinibaldo d'Erminia, e Bernardo di Chiaramonte, figliuolo di Guido; e qui si giurò e affermò di fare la vendetta di Buovo. E mandarono a spiare e a sentire dov'era Gailone, il quale uccise Buovo, e cercarono tutta Fiandra e le terre de' Maganzesi, e seppono come egli aveva rinnegato, e come era a Bambillonia, e ch'egli era il maggiore uomo ch'el soldano avesse sotto la sua signoria, e come egli aveva ...

  • av Honore de Balzac
    228,-

    L'histoire se déroule dans le Paris du XIXe siècle et tourne autour de plusieurs personnages principaux. L'un d'eux est Henri de Marsay, un jeune noble parisien. Il est membre d'un cercle d'amis fortunés qui s'adonnent à des plaisirs nocturnes et à des aventures amoureuses.L'intrigue commence lorsque Henri de Marsay tombe sous le charme d'une femme mystérieuse et envoûtante, Paquita Valdès, surnommée "La Fille aux yeux d'or" en raison de la couleur dorée de ses yeux. Paquita est d'origine espagnole et appartient à un milieu social différent de celui d'Henri. Leur liaison interdite et passionnée devient le c¿ur du récit.Cependant, l'histoire s'entrelace également avec celle de d'autres personnages, notamment la comtesse F¿dora, une femme énigmatique qui exerce une grande influence sur Henri de Marsay. Le roman explore les thèmes de la passion, de la luxure, de la jalousie et des intrigues sociales au sein de la haute société parisienne. Au fur et à mesure que l'intrigue se déroule, les secrets et les désirs cachés des personnages sont révélés, conduisant à des conséquences tragiques. "La Fille aux yeux d'or" est un récit complexe et sensuel qui explore les facettes les plus sombres de l'amour et de la société parisienne de l'époque.

  • av Walter Scott
    328,-

    Sotto il regno degli ultimi Stuardi, il regio Consiglio privato adoperava tutti i modi posti in sua facoltà per abbattere lo spirito di puritanismo, che formò, può dirsi, il carattere del governo precedente; ed era ad un tempo sollecito di far rigermogliare quelle feudali instituzioni, che unendo al signore il vassallo, poteano come il Consiglio sperava, collegare e questo e quello più saldamente alla corona. I magistrati ordinavano frequenti rassegne, esercizi militari, talvolta giuochi e passatempi. La qual ultima provvisione nelle circostanze che correvano era per lo meno sbagliata in politica; perchè la gioventù d'entrambi i sessi, a cui in tutti altri tempi il flauto e il tamburino, ...

  • av Andrea da Barberino
    328,-

    Qui si comincia la istoria de' Reali di Francia, cominciando a Gostantino imperadore, secondo molte leggende ch'io ho trovate e raccolte insieme. Ed è partito questo volume in sei libri: il primo tratta di Fiovo e di Riccieri, primo paladino di Francia; il secondo di Fioravante e parte di Riccieri, primo paladino; il terzo tratta di Ottaviano del Lione come andò in Egitto; il quarto tratta di Buovo d'Antona; il quinto tratta della vendetta di Buovo d'Antona fatta per Guido e Sinabaldo e per lo re Guglielmo d'Inghilterra suoi figliuoli; il sesto tratta del nascimento di Carlo Magno e della scura morte di Pipino da due suoi figliuoli bastardi.

  • av Luigi Blanch
    328,-

    Idee generali intorno alla scienza militare ed alle sue relazioni colle altre scienze e collo stato sociale. Volendo pubblicare alcune idee sulla scienza militare, crediamo utile anzi indispensabile esporre innanzi ogni cosa il metodo piú atto a seguire in questo lavoro, a fine di renderlo piú chiaro ai lettori. E perché abbiamo in animo di scrivere non solamente pei militari ma bensí per coloro che attendono all'altre scienze, stimiamo sia d'uopo far noto il rapporto e il collegamento che la scienza della quale trattiamo ha colle altre.

  • av Dante Aligheri
    381,-

    Per correr miglior acque alza le vele omai la navicella del mio ingegno, che lascia dietro a se' mar si` crudele; e cantero` di quel secondo regno dove l'umano spirito si purga e di salire al ciel diventa degno. Ma qui la morta poesi` resurga, o sante Muse, poi che vostro sono; e qui Caliope` alquanto surga, seguitando il mio canto con quel suono di cui le Piche misere sentiro lo colpo tal, che disperar perdono. Dolce color d'oriental zaffiro, che s'accoglieva nel sereno aspetto del mezzo, puro infino al primo giro, a li occhi miei ricomincio` diletto, tosto ch'io usci' fuor de l'aura morta che m'avea contristati li occhi e 'l petto. Lo bel pianeto che d'amar conforta f...

  • av Dante Aligheri
    381,-

    Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura che' la diritta via era smarrita. Ahi quanto a dir qual era e` cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinova la paura! Tant'e` amara che poco e` piu` morte; ma per trattar del ben ch'i' vi trovai, diro` de l'altre cose ch'i' v'ho scorte. Io non so ben ridir com'i' v'intrai, tant'era pien di sonno a quel punto che la verace via abbandonai. Ma poi ch'i' fui al pie` d'un colle giunto, la` dove terminava quella valle che m'avea di paura il cor compunto, guardai in alto, e vidi le sue spalle vestite gia` de' raggi del pianeta che mena dritto altrui per ogne calle. Allor fu la paura un...

  • av Emilio Salgari
    328,-

    I Pirati della Malesia

  • av Carolina Invernizio
    381,-

    Era la notte del giovedì grasso. Nessuno si ricordava di un inverno mite come quello, e il carnevale aveva uno sfogo inusitato. I ricchi se la spassavano nei palazzi; il popolo nelle osterie, sotto i portici, alla fiera, ai balli pubblici. I veglioni erano affollati e, come il solito, più di tutti si mostrava animato quello dello Scribe. Fra le maschere che avevano fatto il loro ingresso colà dopo la mezzanotte, vi era un domino femminile elegantissimo, troppo elegante, che stonava in quell'ambiente volgare.

  • av Galileo Galilei
    328,-

    Salv. Largo campo di filosofare a gl'intelletti specolativi parmi che porga la frequente pratica del famoso arsenale di voi, Signori Veneziani, ed in particolare in quella parte che mecanica si domanda; atteso che quivi ogni sorte di strumento e di machina vien continuamente posta da numero grande d'artefici, tra i quali, e per l'osservazioni fatte dai loro antecessori, e per quelle che di propria avvertenza vanno continuamente per se stessi facendo, è forza che ve ne siano de i peritissimi e di finissimo discorso. Sagr. V. S. non s'inganna punto: ed io, come per natura curioso, frequento per mio diporto la visita di questo luogo e la pratica di questi che noi,

  • av Anton Francesco Doni
    328,-

    Annibale, cosí famosissimo principe fra i cartaginesi, dapoi che egli fu vinto dall'avventuratissimo Scipione, signor nostro illustrissimo, si condusse in Asia apresso a quel valoroso re Antioco, il quale in quei suoi tempi era mirabile. Fu ricevuto adunque graziosamente Annibale, e come suo compagno lo trattava: è ben vero che questo fu atto di pietá, acciò che i principi conoscessero che non è virtú che paragoni quella di chi è pietoso in verso gli afflitti sventurati e di coloro che hanno cattiva sorte. Costumavano questi duo gran signori d'andarsene talvolta alla caccia, spesso a rivedere i suoi eserciti e amaestrargli...

  • av Arturo Bianchi
    328,-

    Trentacinque anni or sono, vale a dire al tempo della Epopea Garibaldina, memorabile nella storia di questo secolo per le patriottiche audaci imprese, e per le vittoriose battaglie, la gioventù che vi aveva preso parte valida, restituitasi al domestico focolare, si abbandonava con diritto, a qualcun ozio di Capua, e naturalmente, onde non degenerare dai comuni progenitori, Adamo ed Eva, faceva, come suol dirsi, all'amore, anche senza paradiso terrestre.

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