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Una vita dedita a stregoneria e brutali assassinii. Una cupa storia che riecheggia ancora in quelle contrade bagnate dal sangue delle sue numerose vittime. Come potrà un solo uomo contrastare la malvagità della contessa Erzsébet Báthory? La luce della Divina Provvidenza muove la sua battaglia contro il maligno in una storia ricca di riferimenti storici intrecciata a superstizione.C'è chi ha visto in lei la vera ispiratrice del Dracula dello scrittore irlandese Bram Stoker, più che nel condottiero Vlad Ţepeş III di Valacchia, vissuto tra il 1431 e il 1476 e famigerato per la sua estrema crudeltà.
I versi di "Pi' rritë, pi' pplagnë" si rivolgono a quanti affrontano la lettura di rime dialettali per il gusto di riscoprire, nella parlata della propria gente, un mondo che la società dei "mass-media", degli stereotipi e del linguaggio preconfezionato e banale va sempre più disgregando. Un mondo fatto di pensieri e gesti semplici, genuini, spontanei. Un mondo popolato da gente umile con i suoi piccoli e grandi problemi quotidiani, le sue ansie e la sua voglia di ridere ed essere allegra, la sua amarezza di fronte alla disillusione.
Il dialetto di un piccolo centro abruzzese delineato dall'autore in un quadro preciso e accurato che ne delimita il percorso storico e ne fissa le principali regole per sapere come si parla e come si scrive.Un'opera che nasce dall'amore per la propria terra e per la propria gente e che regala a tutti il piacere di una (ri)scoperta.
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